Sentenza storica annulla una multa per il mancato rispetto del lockdown per il Covid-19: l’autocertificazione era “prova valida” per spostarsi

Il Giudice di Pace annulla una sanzione per spostamento durante la pandemia: riconosciuta validità dell’autocertificazione. Una cittadina reggina ottiene giustizia dopo quasi sei anni

A distanza di esattamente sei anni dalle prime misure emergenziali che hanno segnato l’inizio della stagione dei lockdown in Italia, il Covid è tornato a far discutere anche nelle aule di giustizia. Una recente decisione del Giudice di Pace di Reggio Calabria riporta infatti all’attenzione pubblica uno dei simboli di quel periodo: le contestazioni per gli spostamenti ritenuti non giustificati durante le restrizioni del 2020. Con una sentenza pubblicata il 20 novembre 2025, il giudice ha accolto l’opposizione proposta da una cittadina reggina contro una sanzione amministrativa inflitta durante la fase più rigida delle limitazioni alla mobilità.

La donna, assistita dall’avvocato Daniela Bianco del foro di Reggio Calabria e questi coadiuvata sino al 2024 dall’avvocato Gabriele Polito, ha ottenuto dopo anni l’annullamento della sanzione che le era stata contestata per essersi allontanata dal proprio domicilio. La vicenda affonda le sue radici nei primi mesi dell’emergenza sanitaria. In un primo momento, la presunta violazione delle norme sugli spostamenti era stata oggetto di deferimento all’autorità giudiziaria penale. Successivamente, il procedimento si era tradotto in una sanzione pecuniaria. Da qui l’avvio di una lunga battaglia giudiziaria, culminata con il ricorso davanti al Giudice di Pace. Nel corso del procedimento è emerso come lo spostamento contestato fosse stato effettuato per ragioni che rientravano tra quelle consentite dalla normativa emergenziale allora vigente.

Nelle motivazioni della decisione si sottolinea un passaggio destinato a riaprire il dibattito su molti casi analoghi, dato che secondo il Giudice onorario reggino “anche le autocertificazioni risultano, se non contraddette, dotate di efficacia probatoria” e quindi l’autocertificazione può venire in aiuto del cittadino sanzionato per provare la legittimità dell’attività compiuta. La sentenza rappresenta così l’epilogo di una vicenda iniziata negli anni più incerti della pandemia e conclusasi soltanto oggi. Un caso che dimostra come, a distanza di sei anni dall’inizio dell’emergenza Covid, le conseguenze giuridiche di quel periodo continuino ancora a produrre effetti e a trovare soluzione nelle aule di giudiziarie.