La società aerospaziale di Jeff Bezos, Blue Origin, ha presentato una richiesta alla Federal Communications Commission (FCC), l’autorità americana per le telecomunicazioni, per lanciare fino a 51.600 satelliti destinati a ospitare centri dati nello spazio, facendo leva sulla propria rete internet spaziale annunciata a gennaio. Il progetto, chiamato “Project Sunrise“, si inserisce negli sforzi di diversi grandi gruppi tecnologici statunitensi – tra cui Google, SpaceX e Amazon – per spostare nello spazio parte dell’enorme fabbisogno di potenza di calcolo generato dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Secondo Blue Origin, la domanda di data center si scontra già sulla Terra con “gravi ostacoli” nel tentativo di tenere il passo con lo sviluppo di questa tecnologia.
Project Sunrise
Project Sunrise ridurrà la crescente pressione su comunità e risorse naturali negli Stati Uniti, trasferendo nello spazio la potenza di calcolo, che richiede grandi quantità di energia e acqua, e riducendo così la domanda di terreni e la pressione sulle reti idriche ed elettriche, sostiene la società di Bezos. Project Sunrise dovrebbe consistere in una costellazione di satelliti in orbita bassa, tra 500 e 1.800 chilometri di altitudine, di dimensioni senza precedenti. La costellazione Starlink di SpaceX, che fornisce connettività internet a banda larga in tutto il mondo, conta attualmente circa 7.800 satelliti operativi.
Il progetto dovrebbe basarsi sulla rete di comunicazione laser intersatellitare TeraWave, presentata da Blue Origin a gennaio, con l’obiettivo di renderla disponibile nel 2027. Questa rete sarà destinata a clienti istituzionali, mentre Starlink e Kuiper – la rete di Amazon attualmente in fase di sviluppo – si rivolgono anche a un pubblico più generale.
Quando saranno operativi i primi data center spaziali
Le stime più ottimistiche indicano la possibilità di avere data center spaziali operativi prima della fine del decennio. L’amministratore delegato di Blue Origin, Dave Limp, ha recentemente parlato di un orizzonte compreso tra cinque e dieci anni. Molti esperti, tuttavia, continuano a interrogarsi sulla resistenza dei processori in orbita, dove devono operare in condizioni di temperature estreme e in presenza di elevati livelli di radiazioni.
Lunedì Nvidia, leader mondiale nei chip per l’intelligenza artificiale, ha annunciato di essere nella fase finale dello sviluppo di chip progettati specificamente per dei data center in orbita.



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