Stretto di Hormuz, l’Europa teme una nuova crisi energetica: la richiesta dell’UE agli Stati membri

La Commissione Ue invita gli Stati membri a ridurre i consumi, soprattutto nei trasporti: cresce l’allarme per la dipendenza dai carburanti del Golfo

La possibilità, sempre meno remota, di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz riporta l’Europa indietro nel tempo, evocando lo spettro della crisi energetica che seguì alla Guerra del Kippur. Allora, il blocco delle forniture petrolifere causò uno choc economico globale, con conseguenze profonde su crescita, inflazione e politiche energetiche. Oggi, un eventuale blocco di uno dei principali snodi mondiali per il transito del petrolio rischia di produrre effetti analoghi, in un contesto già segnato da tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati. L’Unione europea si trova così a fare i conti con una vulnerabilità strutturale: la forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, che la espone direttamente alle dinamiche globali. In questo scenario, anche una riduzione temporanea dei flussi potrebbe innescare una spirale di aumento dei prezzi e scarsità di approvvigionamenti, con ripercussioni immediate su imprese e cittadini.

L’allarme della Commissione europea

In vista della riunione tra i ministri dell’Energia dell’Ue, il commissario Dan Jorgensen ha lanciato un chiaro segnale di preoccupazione. In una lettera indirizzata agli Stati membri, Jorgensen sottolinea come l’Europa dipenda dai mercati globali per il proprio fabbisogno energetico, trovandosi in competizione diretta con altri grandi consumatori. Questo contesto, già complesso, potrebbe diventare ancora più instabile se la disponibilità di forniture dovesse ridursi. Il commissario evidenzia in particolare il rischio legato ai prodotti petroliferi raffinati, per i quali l’Ue dipende in larga misura dalla regione del Golfo Persico. La carenza di fornitori alternativi e le limitate capacità di raffinazione interne rendono il sistema europeo particolarmente esposto. Di fronte a questa situazione, la Commissione invita gli Stati a prepararsi con anticipo, adottando strategie coordinate per affrontare una possibile crisi prolungata e mitigarne gli effetti.

Ridurre la domanda per evitare la crisi

Tra le misure indicate dalla Commissione, assume un ruolo centrale la riduzione della domanda energetica, soprattutto nel settore dei trasporti, considerato uno dei principali consumatori di carburanti. L’obiettivo è alleggerire la pressione sul mercato e prevenire un aggravamento delle difficoltà di approvvigionamento. Gli Stati membri sono incoraggiati a utilizzare strumenti già previsti nei piani di emergenza, come campagne di sensibilizzazione, incentivi alla mobilità sostenibile e limitazioni temporanee dei consumi. Allo stesso tempo, viene raccomandato il rilascio delle scorte strategiche, una leva fondamentale per affrontare eventuali interruzioni delle forniture. Tuttavia, la Commissione mette in guardia contro misure che possano avere effetti controproducenti, come politiche che aumentino il consumo di carburante o ostacolino la libera circolazione dei prodotti petroliferi all’interno del mercato unico. La chiave, sottolinea Bruxelles, è trovare un equilibrio tra sicurezza energetica e stabilità economica.

Coordinamento europeo e soluzioni alternative

Un altro elemento cruciale evidenziato da Jorgensen è la necessità di un forte coordinamento tra gli Stati membri. Le decisioni nazionali, infatti, possono avere impatti transfrontalieri significativi, rendendo indispensabile una gestione condivisa della crisi. La Commissione invita i Paesi a consultarsi tra loro e con le istituzioni europee per garantire coerenza e preservare il funzionamento del mercato interno. Parallelamente, viene sottolineata l’importanza di sistemi di monitoraggio efficienti e di una rapida condivisione delle informazioni, coinvolgendo anche gli operatori del settore energetico.

Tra le misure operative, emerge l’invito a rinviare le manutenzioni non urgenti delle raffinerie per massimizzare la capacità produttiva. Inoltre, si punta a un maggiore utilizzo dei biocarburanti, considerati una valida alternativa per ridurre la dipendenza dai prodotti fossili. In un contesto di crescente incertezza, l’Europa si prepara così a una possibile nuova stagione di austerità energetica, cercando di evitare che la storia si ripeta.