Brusco risveglio tra Calabria e Sicilia, terremoto scuote Reggio e Messina | DATI e MAPPE

Terremoto avvertito a Reggio Calabria e Messina, epicentro a San Roberto: aggiornamenti in tempo reale, mappe e dati ufficiali INGV

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Questa mattina, alle ore 05:58, la terra è tornata a tremare nel cuore dell’Area dello Stretto, svegliando molti cittadini tra Reggio Calabria e Messina con un terremoto breve ma chiaramente avvertibile. Secondo i rilievi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’evento ha registrato una magnitudo ML 3.1, con un epicentro individuato a circa 4 km a Nord-Est del Comune di San Roberto, nel reggino. L’ipocentro, localizzato a una profondità di 16 km, ha permesso alle onde sismiche di propagarsi in modo uniforme lungo le due sponde dello Stretto, interessando in particolar modo i centri abitati della costa calabra e quella siciliana. L’evento è stato avvertito in particolare dalla popolazione di Reggio Calabria, Scilla, Messina, Bagnara Calabra, Palmi, San Roberto, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Santo Stefano in Aspromonte (dati servizio INGV “Hai Sentito il Terremoto”).

Sebbene non si siano al momento segnalati danni a persone o cose, l’evento ha riacceso l’attenzione sulla fragilità di un territorio che, dal punto di vista geologico, rappresenta un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per lo studio dei movimenti della crosta terrestre. La localizzazione nell’entroterra aspromontano conferma ancora una volta la costante attività delle faglie che frammentano il basamento della regione, ricordando alla popolazione la necessità di una convivenza consapevole con il rischio sismico.

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La morsa tettonica tra Africa ed Europa

La Calabria meridionale e la Sicilia orientale si trovano in una delle zone tettoniche più complesse dell’intero bacino del Mediterraneo. Il terremoto con epicentro nel Reggino di questa mattina è il risultato diretto dei processi di distensione che caratterizzano l’area dello Stretto di Messina. Qui, la crosta terrestre è sottoposta a un continuo “stiramento” causato dal movimento della placca Africana che preme contro quella Europea e dal contemporaneo arretramento dell’Arco Calabro verso Sud/Est. Questo meccanismo genera un sistema di faglie normali (o dirette) che corrono parallelamente alla costa. La zona di San Roberto, situata sulle pendici dell’Aspromonte, è attraversata da segmenti di queste fratture profonde che, quando rilasciano l’energia accumulata, originano sismi con ipocentri che variano dai pochi km fino a profondità medie, come i 16 km registrati oggi. È proprio questo processo di estensione a “allontanare” progressivamente la Calabria dalla Sicilia, rendendo l’intera area costantemente soggetta a piccoli e grandi rilasci di energia.

Una storia segnata da grandi catastrofi

La sismicità storica dell’area dello Stretto è tra le più documentate e drammatiche al mondo. La memoria collettiva è dominata dal catastrofico terremoto del 28 dicembre 1908, che con una magnitudo stimata di 7.1 distrusse quasi completamente Reggio Calabria e Messina, causando oltre 80mila vittime. Fu uno degli eventi sismici più devastanti del XX secolo, accompagnato da un maremoto che flagellò le coste. Tuttavia, il 1908 è solo uno degli episodi di una lunga serie. Già nel 1783, la cosiddetta “crisi sismica calabrese” vide una successione di cinque forti scosse nell’arco di due mesi, che ridisegnarono il volto della regione, distruggendo numerosi centri abitati e modificando persino l’idrografia locale. Eventi significativi si registrarono anche nel 1905 e nel 1907, confermando che il settore calabro-siculo è caratterizzato da tempi di ritorno per forti terremoti che impongono la massima attenzione nella pianificazione urbanistica e nella messa in sicurezza degli edifici.