Udito e cervello: quando un sintomo può rivelare un ictus

In occasione della Giornata Mondiale dell’Udito uno studio richiama l’attenzione su vertigini e perdita uditiva come possibili segnali precoci

In occasione della Giornata Mondiale dell’Udito, la comunità scientifica richiama l’attenzione su un legame spesso sottovalutato: quello tra disturbi dell’udito e rischio di ictus. Un recente studio pubblicato sulla rivista The Lancet Neurology e condotto presso UCL Queen Square Institute of Neurology ha analizzato pazienti arrivati al pronto soccorso con sospetto ictus e sintomi come vertigini o capogiri. Il lavoro evidenzia come gli ictus che colpiscono la circolazione posteriore del cervello siano più difficili da riconoscere rispetto a quelli del circolo anteriore, tipicamente associati a segnali evidenti come paralisi del volto o difficoltà nel linguaggio. Nel campione di 71 pazienti esaminati, il 10% riferiva anche problemi di udito, inizialmente non valutati. Successivi test audiologici hanno rilevato un deficit uditivo asimmetrico nel 15% dei casi; oltre la metà di questi pazienti ha poi ricevuto la diagnosi di un evento vascolare acuto che era passato inosservato.

Secondo gli autori, la perdita uditiva associata all’infarto dell’arteria cerebellare antero-inferiore (AICA) potrebbe essere più comune di quanto indicato in letteratura, semplicemente perché i test dell’udito non vengono eseguiti di routine nei pronto soccorso. Inoltre, i pazienti tendono a segnalare con maggiore urgenza nausea e vertigini, trascurando alterazioni uditive.

Questo studio, seppur condotto su un piccolo campione di pazienti, mette in evidenza un sintomo, l’alterazione dell’udito appunto, che potrebbe essere trascurato sia dal medico che dal paziente”, spiega Arianna Di Stadio, professore associato di Otorinolaringoiatria alla LINK di Roma e ricercatrice onoraria all’UCL Queen Square Neurology di Londra. L’AICA, infatti, irrora strutture fondamentali delle vie uditive e vestibolari e una sua occlusione può provocare sia sintomi lievi sia quadri più gravi.

Un ruolo chiave è svolto dalla neuroinfiammazione: l’ischemia può danneggiare neuroni e cellule dell’orecchio interno, talvolta in modo reversibile, altre volte permanente. Il messaggio degli esperti non è allarmistico ma preventivo: soprattutto in presenza di fattori di rischio come ipertensione, diabete o colesterolo alto, controllare l’udito – anche con test rapidi disponibili oggi tramite app – può aiutare a individuare precocemente segnali di problemi neurologici. In questo senso, l’orecchio può davvero diventare una finestra sul cervello.