Università italiane, eccellenza diffusa ma fragile: Bocconi e Sapienza trainano nei ranking globali

La classifica QS World University Rankings by Subject 2026 conferma la forza del sistema accademico italiano, ma evidenzia anche limiti strutturali e sfide per il futuro

L’università italiana continua a distinguersi sulla scena internazionale, ma resta sospesa tra punte di eccellenza e difficoltà sistemiche. È questo il quadro delineato dalla 16ª edizione della classifica QS World University Rankings by Subject 2026, che analizza oltre 21.000 programmi accademici in più di 1.900 università distribuite in oltre 100 Paesi. Tra i protagonisti italiani spicca l’Università Bocconi, che si conferma leader nazionale nelle discipline economiche, raggiungendo il nono posto mondiale in Marketing e il decimo in Economia e Management. Ottime performance anche per l’Università Luiss, prima in Italia per Scienze Politiche e Studi Internazionali e 23ª nella classifica globale della disciplina.

Importante il contributo dell’Istituto Universitario Europeo, che piazza cinque discipline tra le prime 100 al mondo nelle scienze sociali, a testimonianza del suo forte profilo internazionale. Nel campo emergente della scienza dei dati e dell’intelligenza artificiale, l’Italia registra un significativo progresso: gli atenei classificati passano da tre nel 2025 a sette nel 2026, con il Politecnico di Milano in testa a livello nazionale al 32° posto. La medicina si conferma l’area più rappresentata, con 38 università italiane presenti in classifica, in crescita rispetto alle 33 dell’anno precedente. Seguono le scienze biologiche (31 atenei), la fisica e l’astronomia (27) e l’informatica e i sistemi informativi (26). Nelle discipline umanistiche, l’Italia continua a brillare: lettere classiche, storia antica e archeologia contano ciascuna 16 università in classifica, guidate dalla Sapienza di Roma, che si conferma punto di riferimento globale. Nel settore dell’architettura e dell’ambiente costruito, il Politecnico di Milano conquista il sesto posto mondiale, segnando il miglior piazzamento individuale italiano nella disciplina.

Italia al 3° posto nell’Unione Europea

Nel complesso, l’Italia si posiziona al 3° posto nell’Unione Europea per numero di università classificate, dietro Francia e Germania, ma sale al 2° posto per numero totale di voci in classifica, superata solo dalla Germania. Un totale di 60 atenei italiani compare 769 volte nella graduatoria 2026, con un incremento rispetto all’anno precedente. Le università italiane hanno conquistato 163 posizioni nella top 100 mondiale, mentre il 28% delle voci ha registrato un miglioramento. Tuttavia, il 24% ha subito un calo, evidenziando una certa instabilità nelle performance complessive.

“La sfida è sostenere l’eccellenza nel tempo”

I risultati del 2026 – secondo gli esperti di Qsmostrano un’università italiana capace di esprimere eccellenze riconosciute a livello globale, ma meno efficace nel trasformarle in forza sistemica. Accanto a punte di altissimo livello, restano infatti disomogeneità nella capacità di ricerca, pressione sulle risorse, competizione internazionale per i talenti e difficoltà nel consolidare i risultati su scala più ampia. La sfida, per il sistema italiano, non è dimostrare di avere eccellenza. È riuscire a sostenerla nel tempo, ampliarla e renderla più diffusa tra discipline, istituzioni e aree strategiche della competitività accademica globale“.

I risultati dell’Italia di quest’anno – commenta Nunzio Quacquarelli, presidente Qs – mostrano un sistema universitario di spessore, con visibilità globale e alcuni punti di forza altamente distintivi. Atenei come Bologna e Sapienza dimostrano il valore duraturo delle università statali italiane, mentre il mantenimento da parte di Sapienza della prima posizione in Lettere classiche e Storia antica per il sesto anno consecutivo è un esempio di eccellenza globale sostenuta in un campo profondamente legato al patrimonio intellettuale e culturale del Paese. Allo stesso tempo, i risultati evidenziano le sfide strutturali che il settore della formazione universitaria italiana deve affrontare. Per l’Italia, la sfida non è semplicemente quella di preservare i punti di forza di lunga data, ma di svilupparli ulteriormente, attraverso continui investimenti nella capacità di ricerca, nella collaborazione internazionale, nell’attrazione e nella fidelizzazione dei talenti e in una più ampia diffusione dell’eccellenza tra le Atenei e le discipline. L’Italia possiede il patrimonio accademico, la base istituzionale e la diversità disciplinare per competere in modo molto efficace sulla scena mondiale. Il passo successivo è convertire tale potenziale in prestazioni elevate e più costanti in tutto il sistema“.