Mentre gli Stati Uniti si preparano a celebrare il loro 250° anniversario (il Semiquincentenario) nel 2026, una nuova e accesa controversia ha investito i simboli della nazione. Giovedì 19 marzo 2026, la Commissione delle Belle Arti (CFA) ha votato all’unanimità per approvare il design di una moneta commemorativa in oro 24 carati raffigurante il presidente Donald Trump. La decisione, riportata dal Washington Post, rappresenta l’ultimo sforzo dell’amministrazione per imprimere l’immagine del Presidente nella storia numismatica del Paese e del mondo intero. Tuttavia, la mossa ha sollevato un coro di proteste da parte di accademici e oppositori politici, che vedono nell’iniziativa una deriva verso un’estetica più vicina a quella di una monarchia che di una democrazia liberale.
Una Commissione “su misura” e il volto del potere
L’approvazione del design non è arrivata senza polemiche sulla composizione stessa dell’organismo giudicante. La Commissione delle Belle Arti, composta da sette membri, è attualmente formata interamente da nomine effettuate da Trump. Tra i membri figurano fedelissimi e figure come Chamberlain Harris, un’assistente della Casa Bianca di soli 26 anni con scarse competenze artistiche note, che ha caldeggiato l’approvazione con entusiasmo. Questo allineamento ha permesso un voto rapido e senza intoppi, contrastando nettamente con il parere di altri organi tecnici. Per i sostenitori, si tratta di un omaggio doveroso al leader che guida la nazione nel suo storico compleanno; per i critici, è il risultato di un’occupazione sistematica delle istituzioni culturali per fini di autopromozione.
Il design: forza, pugni chiusi e dimensioni record
Il design approvato, che ha ricevuto il “nulla osta” personale del Presidente, si basa su una fotografia esposta alla National Portrait Gallery: ritrae Trump chinato su una scrivania (presumibilmente la Resolute Desk) con i pugni chiusi, in un’espressione definita dai commissari come “forte e determinata”. Ma non è solo l’immagine a stupire, quanto le proporzioni suggerite. Alcuni membri della commissione hanno esortato la Zecca degli Stati Uniti (U.S. Mint) a produrre la moneta nelle dimensioni più grandi possibili, suggerendo un diametro fino a 3 pollici (circa 7,6 cm). L’obiettivo dichiarato è quello di creare un oggetto che rappresenti lo “spirito duraturo” del Paese attraverso un profilo che l’amministrazione ritiene emblematico per la democrazia americana contemporanea.
Lo scontro con il CCAC e l’ombra dell’illegalità
La decisione della CFA si scontra frontalmente con il Citizens Coinage Advisory Committee (CCAC), un organismo consultivo bipartisan composto da storici e numismatici, che il mese scorso aveva rifiutato categoricamente di considerare la proposta. La legge statunitense, infatti, generalmente proibisce di raffigurare persone viventi sulla valuta circolante, sebbene esistano eccezioni per le medaglie e le monete commemorative. Donald Scarinci, veterano del CCAC, ha dichiarato che coniare una moneta con il volto di un presidente in carica è un atto “che non si fa in una democrazia”, paventando il rischio che la moneta possa essere considerata illegale se emessa senza il consenso di tutti gli organi di revisione previsti. L’amministrazione, tuttavia, sembra intenzionata a procedere tramite un ordine diretto del Segretario al Tesoro, Scott Bessent.
Revisionismo storico e il destino dei simboli nazionali
L’approvazione della moneta d’oro si inserisce in una più ampia operazione di restyling dei simboli nazionali. L’amministrazione Trump ha già accantonato progetti per monete da un quarto di dollaro che avrebbero dovuto onorare donne illustri e americani neri, preferendo temi legati alla guerra d’indipendenza e al discorso di Gettysburg. Inoltre, è in discussione una moneta da 1 dollaro che ritrarrebbe Trump nel momento dell’attentato subito nel 2024, con il pugno alzato e il motto “Fight! Fight! Fight!“. Questa trasformazione della valuta in uno strumento di narrazione politica sta creando un profondo divario nella percezione dell’identità nazionale: da un lato la celebrazione di una “nuova era”, dall’altro il timore di una cancellazione dei valori di inclusività precedentemente promossi.
Un’eredità incisa nel metallo prezioso
La moneta d’oro di Trump è destinata a diventare un oggetto da collezione dal valore di migliaia di dollari, ma il suo peso politico è ancora più elevato del suo peso in carati. Se prodotta, sancirà una rottura definitiva con la consuetudine di attendere la fine del mandato (o della vita) di un leader prima di immortalarlo sui metalli dello Stato. Mentre la Zecca attende l’ordine finale di produzione, il dibattito si sposta sulla natura stessa della memoria collettiva e su come un’amministrazione possa modellare fisicamente i simboli del potere in vista di un anniversario che dovrebbe, in teoria, unire l’intero Paese.




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