Il monitoraggio dei vulcani attivi sta vivendo una rivoluzione tecnologica grazie al progetto SAFARI. L’obiettivo, come illustrato dagli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sul blog INGVvulcani, è quello di “integrare le capacità del telerilevamento da satellite con le tecnologie di Intelligenza Artificiale (IA) per caratterizzare in modo automatico lo stato di attività dei vulcani“. Il progetto, nato nel 2023, ha testato algoritmi avanzati su giganti come l’Etna, Vulcano, il Sangay e il Nyiragongo. Una delle sfide principali riguarda la pulizia delle immagini radar (SAR), spesso rese “granulose” da disturbi del segnale. Grazie all’IA, i ricercatori sono riusciti a isolare il segnale d’interesse, migliorando drasticamente l’accuratezza dei dati in aree remote dove il satellite è l’unico strumento di sorveglianza.
Un traguardo fondamentale riguarda la protezione civile: secondo il team di ricerca, “il nuovo sistema ha utilizzato i valori dei tassi di effusione delle colate […] per prevedere l’evoluzione del campo lavico con giorni di anticipo“, permettendo di generare mappe di pericolosità estremamente rapide. Sul fronte della sicurezza aerea, invece, reti neurali addestrate su migliaia di immagini calcolano ora l’altezza delle nubi eruttive in tempo reale, distinguendo automaticamente tra cenere e vapore.
Sebbene l’IA agisca come una “sentinella autonoma“, capace di individuare anomalie che sfuggirebbero all’occhio umano, il fattore umano resta centrale per la validazione dei dati. Il progetto SAFARI segna però un punto di svolta: queste tecnologie sono ormai pronte per essere “applicate di routine nella valutazione quotidiana della pericolosità vulcanica“, rendendo la sorveglianza dei vulcani più rapida, precisa e globale.


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