Il cuore del Mediterraneo si trova ad affrontare una nuova, drammatica emergenza ambientale e di sicurezza marittima. L’Autorità portuale libica ha avvertito che la nave cisterna russa danneggiata Arctic Metagaz è di nuovo fuori controllo, alla deriva a 120 miglia nautiche a nord di Bengasi dopo che il cavo di rimorchio con il rimorchiatore si è spezzato alle 15:00 di mercoledì. Questo improvviso incidente interrompe un delicato tentativo di messa in sicurezza che durava da settimane, aggravando una situazione già precaria. A riferirlo è il Libya Observer, secondo cui le autorità locali hanno espresso profonda preoccupazione per l’impossibilità di stabilizzare il relitto in una zona caratterizzata da correnti imprevedibili e condizioni meteo marine avverse. Secondo quanto riportato dai canali ufficiali, l’autorità ha dichiarato che il rimorchiatore non è riuscito a riagganciare il cavo, lasciando il colosso d’acciaio in balia delle onde.
Un carico pericoloso: il rischio di un disastro ambientale senza precedenti
La gravità della situazione non risiede solo nella perdita di controllo della navigazione, ma soprattutto nella natura del carico trasportato dal gigante russo. Si dice che la nave cisterna trasporti quantità significative di gas e carburante, un mix esplosivo che rende ogni ora di deriva un potenziale passo verso la catastrofe. Fonti internazionali, tra cui il World Wide Fund for Nature (WWF) e organizzazioni di monitoraggio marittimo come gCaptain, hanno evidenziato che la Arctic Metagaz non contiene solo gas naturale liquefatto, ma anche circa 900 tonnellate di gasolio pesante e diesel. La rottura della struttura, già compromessa da precedenti incidenti, potrebbe innescare una fuoriuscita di idrocarburi capace di devastare gli ecosistemi marini della Libia e delle nazioni limitrofe, con impatti diretti sulla pesca e sulle aree protette del bacino centrale.
Il profilo della Arctic Metagaz e la “shadow fleet” russa
La storia della Arctic Metagaz è emblematica delle attuali tensioni geopolitiche e dei rischi legati al trasporto energetico globale. La nave cisterna russa è stata identificata da analisti internazionali come parte della cosiddetta shadow fleet (flotta ombra), un insieme di imbarcazioni utilizzate per aggirare le sanzioni internazionali attraverso sistemi di tracciamento disattivati e standard di sicurezza spesso discutibili. Il relitto era già stato gravemente danneggiato all’inizio di marzo, a seguito di un’esplosione che diverse fonti internazionali attribuiscono a un attacco di droni nel contesto del conflitto in Ucraina. Da allora, la nave è rimasta in uno stato di semi-abbandono, diventando un “fantasma” pericoloso per la navigazione commerciale nel Mediterraneo. L’impossibilità di governare il mezzo e la sua posizione attuale a 120 miglia da Bengasi pongono una sfida logistica enorme per i soccorritori, che operano in un’area vicina alla zona di ricerca e soccorso (SAR) di Malta.
La mobilitazione delle autorità libiche e il contesto internazionale
Le operazioni di recupero erano state affidate a mezzi specializzati, tra cui il rimorchiatore egiziano Maridive 701, sotto contratto con la National Oil Corporation (NOC) libica. Tuttavia, la violenza delle raffiche di vento e l’altezza delle onde hanno reso vani i tentativi di mantenere il collegamento fisico con la Arctic Metagaz. L’allarme lanciato dall’Autorità portuale libica non riguarda solo il rischio di naufragio, ma anche la sicurezza delle infrastrutture petrolifere offshore presenti nella regione. La Libia, nazione già provata da instabilità interna, si trova ora a gestire una crisi ecologica che richiede un coordinamento internazionale urgente. Esperti del settore marittimo avvertono che, senza un intervento tecnico tempestivo e il supporto di unità antinquinamento d’alto mare, il rischio di un disastro ambientale di vaste proporzioni rimarrà una minaccia concreta per l’intero equilibrio del Mediterraneo centrale.


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