La missione Artemis II volge al termine mentre la capsula Orion si avvicina rapidamente alla Terra, segnando un momento cruciale per l’esplorazione spaziale contemporanea. Gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno iniziato l’ultima mattina in orbita con le note di “Lonesome Drifter” di Charley Crockett, mentre viaggiavano a una velocità tale da coprire distanze siderali in pochi istanti. Questa fase finale richiede una precisione millimetrica e una concentrazione assoluta da parte di tutto l’equipaggio, impegnato a verificare ogni singola procedura di rientro. Il ritorno a casa rappresenta il successo di una cooperazione internazionale tra NASA e CSA che ha portato nuovamente l’uomo oltre l’orbita bassa terrestre dopo decenni di assenza. Nelle prossime ore, la squadra dovrà gestire la complessa transizione dall’ambiente di microgravità alla pressione atmosferica, preparandosi all’impatto con le acque del Pacifico. Ogni comando eseguito e ogni controllo effettuato dai 4 esploratori servono a garantire che la traiettoria di Orion sia perfettamente allineata per lo splashdown previsto al largo di San Diego.
Preparativi in cabina e correzioni di rotta
Durante le ultime ore di permanenza nello Spazio, Christina Koch e Jeremy Hansen si sono occupati della configurazione della cabina per il rientro. Il lavoro ha previsto lo stivaggio di tutte le attrezzature utilizzate durante la missione, la rimozione delle reti di carico e la regolazione dei sedili dell’equipaggio per garantire la massima sicurezza durante le sollecitazioni dell’atterraggio. Oltre alla gestione del carico, gli astronauti hanno analizzato gli ultimi aggiornamenti meteorologici e lo stato delle forze di recupero.
Sul fronte della navigazione, i propulsori di Orion sono stati programmati per accendersi per una seconda manovra di correzione della traiettoria, un intervento fondamentale per affinare il percorso del veicolo spaziale e assicurare un allineamento perfetto con l’atmosfera terrestre. Hansen avrà il compito di monitorare i sistemi di guida e propulsione durante tutta la durata dell’accensione.
Il tuffo nell’atmosfera e il blackout delle comunicazioni
Il rientro vero e proprio inizierà ufficialmente venerdì 10 aprile, con la separazione del modulo di servizio prevista per le 01:33 ora italiana, circa 20 minuti prima che Orion raggiunga gli strati superiori dell’atmosfera a Sud/Est delle Hawaii. Poco dopo, alle 01:37, un’ultima accensione regolerà la rotta finale prima che la capsula inizi una serie di manovre di rollio per allontanarsi in sicurezza dall’hardware distaccato. Poco prima dell’interfaccia di rientro, Orion raggiungerà la sua velocità massima di circa 38.405 km/h. A partire dalle 01:53, la navicella entrerà in una fase critica di silenzio radio della durata di 6 minuti: l’intenso calore generato dall’attrito creerà uno strato di plasma intorno alla capsula, interrompendo i collegamenti con la Terra. In questa fase, l’equipaggio subirà una decelerazione che porterà il carico gravitazionale fino a 3,9 G.
Lo splashdown e il recupero dell’equipaggio
Una volta superata la fase di massimo riscaldamento, Orion espellerà la copertura del vano anteriore per dispiegare i paracadute frenanti a circa 6.705 metri di altitudine. Successivamente, a 557 metri, si apriranno i 3 paracadute principali che rallenteranno drasticamente la corsa della capsula fino all’impatto con l’oceano, previsto per le 02:07 ora italiana dell’11 aprile al largo di San Diego. Le squadre di recupero della NASA e della Marina degli Stati Uniti saranno già in posizione per assistere gli astronauti. Entro 2 ore dallo splashdown, Wiseman, Glover, Koch e Hansen saranno estratti dalla capsula e trasportati in elicottero a bordo della nave USS John P. Murtha. Dopo le prime valutazioni mediche post-missione, l’equipaggio Artemis farà ritorno a terra per dirigersi verso il Johnson Space Center di Houston, concludendo ufficialmente questa storica avventura.





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