Mentre la capsula Orion corre verso il gran finale della missione Artemis II, le ultime proiezioni della NASA hanno introdotto un colpo di scena inaspettato riguardo alle prestazioni del veicolo durante il rientro atmosferico. Nonostante le previsioni iniziali indicassero il superamento del primato storico di velocità stabilito dall’Apollo 10 nel 1969, i nuovi calcoli forniti dal direttore di volo Rick Henfling suggeriscono che l’umanità dovrà attendere ancora prima di vedere infranto quel record leggendario. L’equipaggio composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen sta attualmente monitorando i sistemi di bordo mentre Integrity si prepara a colpire i primi strati dell’atmosfera terrestre. La velocità massima prevista è stata rivista al ribasso, attestandosi su una traiettoria che privilegia la precisione balistica e la gestione termica rispetto alla pura accelerazione cinetica. Questo cambio di rotta non intacca minimamente il valore scientifico dell’impresa, ma sposta l’attenzione sulla complessità tecnica di un ammaraggio che resta tra i più delicati mai tentati. Le prossime ore saranno decisive per confermare la tenuta dello scudo termico e la riuscita di una missione che segna il vero ritorno dell’uomo verso la Luna.
La revisione delle velocità orbitali
Fino a poche ore fa, l’attesa era tutta per il superamento dei 39.938 km/h raggiunti dagli astronauti dello storico programma Apollo oltre 50 anni fa. Tuttavia, durante una conferenza stampa, Rick Henfling ha gelato gli appassionati di statistiche: la velocità massima prevista per Artemis II è stata ricalcolata in circa 38.367 km/h. Sebbene si tratti di una velocità spaventosa, circa 10,6 km/s, Orion resterà leggermente al di sotto del record del 1969. Questa variazione non è dovuta a problemi tecnici, quanto piuttosto a una raffinazione dei modelli matematici che descrivono l’interazione tra la capsula e la gravità terrestre in questa specifica finestra di rientro. Gli ingegneri della NASA hanno spiegato che la priorità assoluta resta l’integrità strutturale del veicolo e la sicurezza dei quattro passeggeri, fattori che hanno dettato una traiettoria più conservativa rispetto alle ipotesi più spinte circolate nelle prime fasi della missione.
Cronoprogramma del rientro e operazioni di recupero
Il piano di volo resta confermato per la serata di venerdì 10 aprile (ora statunitense). Secondo la tabella di marcia aggiornata, Orion colpirà l’atmosfera terrestre alle 01:53 italiane di sabato 11 aprile. Da quel momento inizieranno i 14 minuti più intensi della missione: una picchiata infuocata che si concluderà con lo splashdown nell’Oceano Pacifico, al largo della costa di San Diego, previsto per le 02:07 ora italiana. Al termine della discesa, i paracadute di Integrity si apriranno per rallentare la capsula fino a una velocità d’impatto con l’acqua sicura. Una volta effettuato l’ammaraggio, la squadra di recupero della Marina statunitense, già posizionata nell’area target, procederà all’estrazione degli astronauti. Dopo mesi di addestramento e giorni trascorsi nello Spazio profondo, Christina Koch e i suoi colleghi saranno sottoposti a immediati controlli medici a bordo della nave USS John P. Murtha, completando così il primo test con equipaggio del programma Artemis.


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