Artemis II: meteo favorevole per il rientro, il Pacifico si prepara ad accogliere Integrity

Le previsioni indicano condizioni ottimali per l'ammaraggio al largo della California meridionale, con venti moderati e moto ondoso ampiamente sotto la soglia di sicurezza

Dopo aver percorso oltre un milione e 118mila km nello Spazio profondo, la capsula Orion della missione Artemis II si prepara a concludere il suo straordinario viaggio con un tuffo programmato nelle acque dell’Oceano Pacifico. L’appuntamento con la storia è fissato per la notte italiana tra venerdì e sabato, precisamente alle ore 02:07 del mattino dell’11 aprile, in una zona compresa tra le coste di San Diego e la penisola della Baja California. Al momento, le analisi meteorologiche indicano uno scenario decisamente incoraggiante per le operazioni di recupero, con un fronte atmosferico che sembra voler collaborare con i tempi tecnici dettati dalla NASA. I meteorologi prevedono infatti condizioni di relativa calma, caratterizzate da venti modesti provenienti da Ovest-Sud/Ovest e un moto ondoso che dovrebbe mantenersi ampiamente entro i limiti di sicurezza operativa. Nonostante una lieve probabilità di piogge isolate stimata intorno al 20%, il rischio di fulmini rimane estremamente basso, permettendo alle squadre di supporto di procedere con ottimismo verso la fase finale del rientro atmosferico.

I rigidi parametri di sicurezza per il recupero in mare

La NASA applica criteri meteorologici estremamente rigorosi per autorizzare l’ammaraggio, poiché l’incolumità dell’equipaggio e l’integrità del veicolo spaziale dipendono direttamente dalla stabilità dell’ambiente marino. Le linee guida dell’agenzia stabiliscono che non debbano verificarsi precipitazioni o temporali entro un raggio di circa 55,5 km dal sito di recupero prescelto. Inoltre, l’altezza delle onde deve restare tassativamente al di sotto di 1,8 metri, mentre la velocità del vento non può superare i 46 km/h. Questi parametri sono essenziali per consentire alle imbarcazioni di supporto di accostarsi alla capsula e procedere con le delicate operazioni di estrazione degli astronauti senza rischi legati alla turbolenza dell’acqua o alla scarsa visibilità.

Monitoraggio costante verso il punto di contatto

Al momento le previsioni indicano onde comprese tra 0,9 e 1,5 metri, dunque ampiamente rassicuranti rispetto alle soglie di sicurezza. Nelle ore che precedono il contatto con l’acqua, i centri di controllo e le squadre in mare continueranno a monitorare ogni minima variazione  utilizzando satelliti, radar e osservazioni dirette della superficie oceanica. Sebbene le proiezioni attuali puntino verso un rientro agevole, restano sotto osservazione alcune variabili come l’altezza delle onde e la possibile formazione di isolati piovaschi nel pomeriggio californiano. La gestione della missione riceverà costanti aggiornamenti sulla copertura nuvolosa e sulla visibilità, fattori determinanti per coordinare il lavoro dei sommozzatori e dei tecnici di bordo che accoglieranno Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen.