Mentre il mondo volge lo sguardo verso il cielo per i consueti fenomeni astronomici, i 4 astronauti della missione Artemis II si preparano a vivere un evento senza precedenti nella storia dell’esplorazione spaziale moderna. L’equipaggio composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen assisterà a breve a un’eclissi solare totale da una prospettiva privilegiata, posizionata ben oltre l’orbita lunare. A differenza degli osservatori rimasti a terra, i membri della missione vedranno il disco lunare apparire enormemente più grande rispetto a quello solare, oscurando la nostra stella per una durata record di circa 53 minuti consecutivi. Questo straordinario allineamento celeste avviene mentre la capsula Orion effettua la manovra di fionda gravitazionale attorno al lato lontano della Luna, raggiungendo la distanza massima mai toccata da un essere umano, pari a circa 406.773 km dal nostro pianeta. L’evento offre un’opportunità scientifica cruciale per studiare la corona solare da una posizione che nessun telescopio terrestre potrebbe mai replicare, fornendo dati preziosi sulla dinamica degli strati più esterni del Sole.
Una prospettiva privilegiata nello Spazio profondo
Dalla Terra, Sole e Luna appaiono quasi della stessa dimensione angolare, permettendo eclissi totali che durano al massimo pochi minuti. La capsula Orion, tuttavia, si trova in una posizione radicalmente diversa. Trovandosi molto più vicina alla Luna rispetto alla Terra, l’equipaggio vedrà il satellite dominare l’orizzonte, coprendo il Sole per un tempo 7 volte superiore a quello massimo possibile per un osservatore terrestre. Il fenomeno inizierà intorno alle 20:35 EDT (le 02:35 ora italiana del 7 aprile), circa 90 minuti dopo che Artemis II avrà superato il record storico stabilito dall’Apollo 13 nel 1970. Gli astronauti si troveranno a circa 6.400 km oltre il limite raggiunto dalla sfortunata missione degli anni ’70, rendendo questo momento una pietra miliare sia per la navigazione spaziale sia per l’osservazione astronomica diretta.
Il contributo scientifico degli occhi umani
La NASA ha incaricato l’equipaggio di documentare minuziosamente le caratteristiche della corona solare, la parte più esterna dell’atmosfera della nostra stella, solitamente invisibile a causa del bagliore del disco solare. Sebbene le sonde robotiche orbitanti forniscano dati costanti, l’occhio umano mantiene una capacità superiore nel cogliere sfumature di colore e dettagli di ombreggiatura che i sensori elettronici possono talvolta tralasciare. Questa osservazione diretta richiama i precedenti dell’era Apollo, come quando l’equipaggio dell’Apollo 17 identificò frammenti di regolite arancione che rivelarono una storia vulcanica lunare molto più recente del previsto. Dli astronauti di ArtemisII cercheranno di identificare variazioni cromatiche simili sul lato lontano della Luna, un’area che non è mai stata osservata da esseri umani così da vicino.
Verso la conclusione della missione
Il passaggio ravvicinato e la successiva eclissi segnano l’inizio della fase di rientro per la missione. La forza di gravità lunare agirà come un acceleratore naturale, proiettando la capsula Orion verso la rotta di ritorno sulla Terra. Dopo aver trascorso 10 giorni nello Spazio, il viaggio di Wiseman, Glover, Koch e Hansen si concluderà il 10 aprile con un ammaraggio previsto nell’Oceano Pacifico, al largo della costa di San Diego. I dati raccolti durante questi 53 minuti di oscurità saranno analizzati dagli scienziati solari per anni, contribuendo a mappare i segreti della corona solare e della geologia del lato nascosto del nostro satellite.



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