Blue Origin lancia la sfida del riutilizzo: oggi New Glenn torna in volo

Il colosso di Jeff Bezos trasporta il mastodontico satellite BlueBird 7 e punta a consolidare la tecnologia dei vettori rigenerabili per il programma spaziale Artemis

Oggi il cielo sopra Cape Canaveral torna a illuminarsi per una missione che segna una svolta storica nella visione spaziale di Jeff Bezos e della sua Blue Origin. Alle 06:45 ora locale (12:45 ora italiana), la finestra di lancio per la missione NG-3 si aprirà ufficialmente presso il Launch Complex-36, portando in orbita il colossale razzo New Glenn per la sua 3ª prova operativa. Tuttavia, l’evento odierno si distingue dai test precedenti come il 1°, attesissimo tentativo di riutilizzo di un hardware già precedentemente impiegato in volo orbitale. Al centro dei riflettori c’è il primo stadio del vettore, battezzato “Never Tell Me the Odds“, che dopo aver completato con successo la missione NG-2 verso Marte lo scorso novembre, è stato rigenerato per sfidare nuovamente la gravità terrestre. Il carico utile è altrettanto ambizioso: il BlueBird 7, un satellite per la connessione internet diretta agli smartphone, che con la sua antenna da oltre 200 metri quadrati promette di rivoluzionare le telecomunicazioni globali dallo Spazio profondo. Questo lancio rappresenta un successo fondamentale per abbattere i costi dell’accesso all’orbita terrestre e consolida il nuovo modello di business dell’azienda, rendendola un player di primo piano nel panorama internazionale. La capacità di recuperare e far volare nuovamente i componenti principali trasforma radicalmente il futuro dell’esplorazione spaziale moderna.

Un salto tecnologico verso la piena riutilizzabilità

Il cuore pulsante di questa missione risiede nella capacità di Blue Origin di far atterrare e ripristinare i propri vettori. Il primo stadio del New Glenn, imponente con i suoi 98 metri di altezza, è stato progettato per volare almeno 25 volte. Per il lancio odierno, i tecnici hanno deciso di integrare 7 nuovi motori BE-4, alimentati da una miscela di metano e ossigeno liquido (methalox), lo stesso propellente utilizzato dal potente Starship di SpaceX.

Se la sequenza di volo procederà senza intoppi, dopo circa 3 minuti e mezzo dal decollo, il primo stadio si separerà per tentare un atterraggio verticale sulla nave drone “Jacklyn”, posizionata nell’Oceano Atlantico. Questo passaggio è cruciale: Blue Origin mira a dimostrare di poter competere con l’affidabilità del Falcon 9, diventando la seconda realtà al mondo capace di operare con razzi orbitali rigenerabili.

lancio new glenn blue origin

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BlueBird 7: un gigante delle telecomunicazioni in orbita

A bordo di New Glenn viaggia un passeggero d’eccezione: il satellite BlueBird 7 della società texana AST SpaceMobile. Si tratta di una meraviglia dell’ingegneria spaziale commerciale, dotata di un’antenna che si estende su una superficie di circa 223 metri quadrati. Queste dimensioni, decisamente superiori ai modelli della generazione precedente, permettono al satellite di comunicare direttamente con i telefoni cellulari standard a terra, senza la necessità di infrastrutture intermedie. L’immissione in orbita di BlueBird 7 rappresenta un passo decisivo per la creazione di una costellazione satellitare capace di eliminare le zone d’ombra della copertura internet globale. La sfida logistica di trasportare oggetti così massicci richiede la potenza e lo spazio di carico che solo vettori della classe di New Glenn possono offrire.

La corsa verso la Luna e la competizione con SpaceX

Il successo della missione NG-3 non riguarda soltanto il mercato dei satelliti commerciali, ma ha profonde implicazioni per il programma Artemis della NASA. Blue Origin è stata selezionata per sviluppare il lander lunare Blue Moon, il veicolo che dovrà riportare gli astronauti sulla superficie del nostro satellite. In un contesto in cui la NASA ha recentemente rivisto l’architettura delle missioni Artemis, la prontezza operativa di Blue Origin è diventata prioritaria. Mentre SpaceX prosegue i test sulla versione 3 del suo Starship, Blue Origin accelera per dimostrare che il New Glenn è un’alternativa affidabile e pronta all’uso.