Crisi energetica e conflitto in Iran: “le soluzioni rinnovabili escluse dalla narrazione televisiva”, il rapporto Greenpeace

Il rapporto di Greenpeace Italia e Osservatorio di Pavia evidenzia la prevalenza delle soluzioni fossili nelle narrazioni televisive, ignorando la transizione energetica necessaria per la sicurezza a lungo termine

La crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran ha sollevato interrogativi urgenti sulle politiche energetiche dei governi mondiali, ma l’informazione televisiva italiana sembra fermarsi su una visione di breve periodo. Mentre la comunità internazionale è costretta a fare i conti con un sistema energetico precario, ancora troppo dipendente da fonti fossili come il gas e il petrolio, “i media italiani si concentrano quasi esclusivamente su soluzioni emergenziali e di corto respiro, escludendo quella che dovrebbe essere la vera risposta alla crisi: la transizione verso le energie rinnovabili”. Questo è quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia, dal titolo “Crisi energetica e conflitto in Iran: narrazioni mediatiche e soluzioni energetiche tra fossili e rinnovabili”, che analizza come i principali telegiornali e talk show italiani abbiano trattato il conflitto iraniano e le sue implicazioni sul settore energetico.

Il “realismo fossile” 

Il report di Greenpeace Italia mostra un quadro molto chiaro riguardo alla copertura mediatica dell’emergenza energetica in Italia. “Nonostante la situazione critica e la crescente dipendenza dai combustibili fossili, i principali telegiornali italiani e le trasmissioni di approfondimento privilegiano il cosiddetto “realismo fossile””. Questo approccio vede nel gas e nel petrolio le uniche risposte praticabili per risolvere la crisi, relegando le fonti rinnovabili a una discussione marginale. Secondo l’analisi, infatti, le energie rinnovabili compaiono solo nell’1% dei notiziari e in appena il 9% delle dichiarazioni di politici, esperti e giornalisti.

La polarizzazione del dibattito nei Talk Show

Quando il tema delle energie rinnovabili emerge nei talk show, il dibattito si fa estremamente polarizzato. Da un lato, i protagonisti più orientati verso una visione progressista propongono lo sviluppo delle energie rinnovabili come una leva fondamentale per garantire la sicurezza energetica e l’indipendenza energetica. Dall’altro, i rappresentanti di una visione conservatrice vedono la transizione verso le energie rinnovabili come un vincolo ideologico che, secondo loro, non è compatibile con l’urgenza della crisi attuale. Un elemento centrale di questa discussione è la visione di una transizione energetica che, secondo Greenpeace Italia, non può più essere rinviata.

La visione emergenziale e la dipendenza dai combustibili fossili

“Il dibattito sulla crisi energetica legata al conflitto in Iran andato in scena sulla televisione italiana dimostra ancora una volta quanto il nostro Paese resti dipendente dai combustibili fossili e intrappolato in un approccio emergenziale”, commenta Federico Spadini, della campagna Clima di Greenpeace Italia. “Una situazione in netto contrasto con quanto vorrebbero i cittadini: una persona su due in Italia vuole accelerare sulle rinnovabili, anche a fronte di un possibile aumento temporaneo dei costi nel breve periodo”. Le politiche emergenziali basate sulla gestione degli idrocarburi e sul controllo dei prezzi, secondo Spadini, non rappresentano la vera soluzione a lungo termine. Al contrario, la transizione energetica è l’unica risposta capace di garantire stabilità, sicurezza e indipendenza energetica, e dovrebbe essere la priorità per il governo italiano.

L’inadeguatezza delle soluzioni proposte

Nel dibattito televisivo, la risposta istituzionale si articola principalmente su due binari: la regolazione dei meccanismi di mercato e l’alleggerimento del prelievo fiscale. Il governo viene descritto come capace di intervenire sulla struttura dei prezzi per mitigare l’impatto della crisi, ma anche in questo caso, le soluzioni proposte sono di tipo tattico e non strutturale. Quando si parla di diversificazione delle fonti energetiche, il cambio riguarda solo l’origine geografica delle materie prime, e non una vera e propria rivoluzione nelle modalità di approvvigionamento. Anche il nucleare, “che in alcuni talk show viene presentato come una possibile soluzione per la sovranità energetica futura, è visto come una promessa lontana, confinata a un orizzonte temporale che non può rispondere all’urgenza della crisi attuale”.

La transizione energetica

Il rapporto di Greenpeace Italia e dell’Osservatorio di Pavia “delinea chiaramente un’occasione mancata per l’Italia: nel pieno di una crisi che potrebbe ridefinire le basi della sicurezza energetica, l’informazione televisiva italiana non sembra essere in grado di proporre soluzioni a lungo termine, lasciando in disparte la vera risposta alla crisi: la transizione verso le energie rinnovabili. Questo approccio riduce le possibilità di un modello energetico più sostenibile, autonomo, resiliente e sicuro, mentre il sistema rimane intrappolato nella vulnerabilità strutturale di un sistema che dipende dai combustibili fossili. La mancanza di un approccio strategico verso le energie rinnovabili rischia di compromettere il futuro energetico del Paese e di escludere le soluzioni realmente efficaci in un contesto di crisi”.