Sono trascorse 2 settimane dal drammatico crollo del ponte sul fiume Trigno, un evento che ha sconvolto il Molise durante una giornata di forte maltempo e che ha lasciato una ferita aperta nella comunità di Bisceglie. Domenico Racanati, 54 anni, stava transitando sulla struttura nel momento del cedimento e da quel pomeriggio del 2 aprile risulta ufficialmente disperso, presumibilmente intrappolato all’interno della sua vettura sotto tonnellate di cemento e asfalto. La figlia Angelica ha deciso di affidare ai social un appello, chiedendo che le operazioni di ricerca non vengano interrotte o rallentate.
Una lotta contro il tempo e il silenzio delle istituzioni
“Non è normale, non è accettabile“, esordisce Angelica Racanati nel suo messaggio pubblico, sottolineando come la scomparsa di suo padre sia legata a un evento che non può essere archiviato come una semplice fatalità. Secondo le ultime informazioni, l’auto dell’uomo si troverebbe con alta probabilità ancora sotto i resti della struttura crollata, sommersa da metri di macerie che nessuno ha ancora provveduto a rimuovere in modo sistematico. La giovane si interroga pubblicamente sul tempo che deve ancora passare prima che venga intrapresa un’azione decisiva, mettendo in luce un paradosso doloroso: senza la rimozione fisica del cemento, il ritrovamento di Domenico Racanati resta un’ipotesi tecnicamente impossibile.
La rabbia di Angelica è rivolta a una gestione dell’emergenza che percepisce come lenta e burocratica, un muro di gomma contro cui si infrange il bisogno di risposte di una figlia. “Quanto vale la vita di mio padre?“, scrive nel post, precisando che la sua non è una richiesta di cortesia ma una pretesa di rispetto verso un cittadino e la sua famiglia. L’appello segue un’agonia iniziata sotto la pioggia di inizio aprile, quando il ponte ha ceduto trascinando con sé la vita di un uomo di 54 anni.
L’invito alla mobilitazione collettiva per non dimenticare
Nel suo lungo sfogo, Angelica Racanati chiama direttamente in causa le autorità e chi detiene il potere decisionale, esortandoli a intervenire con urgenza e ad accelerare ogni procedura necessaria al recupero. La sua determinazione è totale e si manifesta nel rifiuto di accettare ulteriori silenzi o giustificazioni tecniche che non portino a risultati concreti sul campo. Ogni giorno che passa senza interventi pesanti sul greto del fiume è considerato un giorno di ritardo, un tempo in cui il corpo di suo padre resta in un limbo tra i resti di una infrastruttura statale che ha fallito il suo compito primario di garantire la sicurezza dei cittadini.
Il messaggio si chiude con una richiesta di aiuto rivolta a tutta la cittadinanza e agli organi di informazione, taggati esplicitamente per amplificare la portata della denuncia. Angelica chiede a chi legge di non voltarsi dall’altra parte e di condividere il suo appello per “fare rumore“, affinché Domenico Racanati non resti una vittima invisibile dimenticata sotto le macerie del Trigno.


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