Energia alle stelle, Orsini: “costi quintuplicati, serve una riflessione sul gas russo”

Dal palco di Genova, il presidente di Confindustria collega l’impennata dei prezzi alle tensioni globali, tra guerra in Iran e rischi sullo Stretto di Hormuz

Nel corso di un convegno sull’economia del mare a Genova, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha lanciato un duro monito sull’impennata dei costi energetici che sta colpendo il sistema produttivo italiano. “Prima del conflitto il costo dell’energia era di 28 megawatt ora, oggi è salito a 160 euro”, ha dichiarato, evidenziando un aumento che mette in seria difficoltà le imprese. Un incremento così marcato non è solo un dato economico, ma un segnale di instabilità sistemica che rischia di compromettere la competitività industriale del Paese. Orsini ha sottolineato come questo scenario richieda una riflessione urgente e condivisa, capace di tenere insieme politica industriale, sicurezza energetica e scenari geopolitici sempre più complessi.

Guerra in Iran e tensioni globali: l’effetto sui mercati

L’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia si inserisce in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Iran e dalle crescenti tensioni nell’area del Golfo Persico. In particolare, il ruolo strategico dello Stretto di Hormuz rappresenta un elemento cruciale per comprendere le dinamiche attuali: da lì transita una quota significativa del petrolio e del gas mondiale. Qualsiasi instabilità o minaccia alla sicurezza di questa rotta si riflette immediatamente sui prezzi globali, alimentando volatilità e speculazione. Le imprese europee, e italiane in particolare, si trovano così esposte a shock esterni difficilmente controllabili, che si traducono in rincari energetici e in una crescente incertezza sui costi di produzione. Il legame tra geopolitica e mercato energetico appare oggi più evidente che mai.

Il nodo del gas russo e le rotte indirette

Nel suo intervento, Orsini ha anche sollevato un tema delicato: quello dell’approvvigionamento di gas russo. “Mi risulta che continuiamo a comprarlo, passa da Amsterdam”, ha affermato, invitando a una riflessione sulla reale autonomia energetica europea. Nonostante le tensioni geopolitiche e le sanzioni, il gas continua infatti a fluire attraverso rotte indirette, rendendo il sistema energetico meno trasparente e potenzialmente più costoso. Questo meccanismo solleva interrogativi sulla coerenza delle politiche energetiche e sulla capacità di diversificare davvero le fonti di approvvigionamento. In un contesto globale instabile, la dipendenza, anche indiretta, da fornitori critici può trasformarsi in un fattore di vulnerabilità per l’intero sistema economico.

Difendere le imprese in uno scenario incerto

“Dobbiamo fare il possibile per salvaguardare le imprese”, ha concluso Orsini, sintetizzando la priorità del momento. Le aziende italiane si trovano a fronteggiare un mix di costi elevati, incertezza geopolitica e concorrenza internazionale sempre più agguerrita. Senza interventi mirati, il rischio è quello di una perdita di competitività e di una riduzione della capacità produttiva. In questo quadro, diventa fondamentale adottare strategie che combinino sostegno immediato e visione di lungo periodo: investimenti in energie alternative, accordi internazionali più stabili e una politica industriale capace di anticipare le crisi. La sfida non è solo economica, ma strutturale, e richiede risposte rapide ma anche profondamente strategiche.