“L’Europa ha un disperato bisogno di energia, eppure il Regno Unito si rifiuta di sfruttare il petrolio del Mare del Nord, uno dei giacimenti più grandi al mondo. È tragico!!!”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social, esortando Londra a sfruttare la sua “posizione migliore rispetto alla Norvegia per quanto riguarda l’energia”. Le parole del tycoon si inseriscono in un momento estremamente delicato per l’Europa, alle prese con una crescente instabilità energetica e con la necessità di ridurre la dipendenza da fornitori esterni. Il Mare del Nord rappresenta da decenni una risorsa strategica per il continente, ma le politiche ambientali e la transizione verso le rinnovabili hanno rallentato nuovi progetti di estrazione. Trump, invece, rilancia una visione più tradizionale e pragmatica, puntando sull’immediata disponibilità di risorse fossili per affrontare la crisi.
Il confronto con la Norvegia e le tensioni sui prezzi
“La Norvegia vende il suo petrolio del Mare del Nord al Regno Unito al doppio del prezzo. Stanno facendo una fortuna”, ha affermato il tycoon, che ha poi rivolto a Londra il suo storico motto “drill, baby, drill” (‘trivella, baby, trivella’) e suggerito “basta con i mulini a vento”. Il riferimento diretto alla Norvegia mette in evidenza un divario nelle strategie energetiche europee. Il Regno Unito si trova così in una posizione ambigua, sospeso tra obiettivi ambiziosi e pressioni economiche sempre più forti. Il tema dei prezzi dell’energia è diventato centrale anche per la competitività industriale, con imprese e famiglie che risentono direttamente dei rincari.
La guerra in Iran e l’impatto sugli equilibri energetici
Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre la guerra in Iran continua ad alimentare tensioni globali e incertezza sui mercati energetici. Il Medio Oriente resta una delle aree più cruciali per l’approvvigionamento mondiale di petrolio e gas, e ogni escalation militare si traduce in volatilità dei prezzi e timori per la sicurezza delle forniture. In questo contesto, l’Europa appare particolarmente vulnerabile, avendo già affrontato negli ultimi anni shock energetici significativi. Il conflitto iraniano rischia di aggravare ulteriormente la situazione.



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