La sfida per la messa in sicurezza del territorio di Niscemi entra in una fase cruciale, delineata in modo netto dal terzo rapporto sul monitoraggio del vasto fronte franoso, redatto per conto della Protezione Civile nazionale. Il documento, elaborato da un team di esperti sotto la guida del professore Nicola Casagli, segna un netto cambio di passo rispetto alle ipotesi del passato, escludendo rigorosamente l’impiego di grandi colate di cemento o barriere ciclopiche. Il quadro tracciato dagli specialisti evidenzia infatti come la complessa morfologia del terreno e la profonda instabilità dei versanti rendano del tutto inefficaci i tradizionali approcci ingegneristici di tipo pesante. La priorità assoluta diventa invece la gestione intelligente e minuziosa delle acque, sia in superficie che nel sottosuolo, al fine di disinnescare rapidamente la pressione idrica che agisce come vero e proprio motore dei continui smottamenti e che minaccia costantemente l’abitato locale e le infrastrutture circostanti.
L’abbandono degli interventi strutturali massivi
Il team di esperti è giunto a una conclusione chiara riguardo l’approccio ingegneristico da adottare, escludendo soluzioni ad alto impatto. Nel documento si precisa che “la stabilizzazione definitiva dell’intero sistema franoso” di Niscemi “non è conseguibile mediante interventi strutturali massivi, a causa della complessità geologica, della profondità delle superfici di scivolamento e dell’estensione dei fenomeni. La strategia adottata si concentra pertanto sul controllo delle condizioni idrogeologiche del versante, agendo in via prioritaria sulla riduzione delle pressioni interstiziali e sulla regolazione dei deflussi superficiali e profondi“.
Questa visione fonda l’intera “proposta organica di intervento relativa alla fase iniziale di riduzione del rischio idrogeologico e idraulico“. Il report ha il pregio di mappare con precisione il territorio, individuando “per ciascun settore di intervento – corrispondente ai tre principali corpi di frana (Nord, Centrale e Sud), al torrente Benefizio e al centro abitato – le opere da realizzare, le indagini geognostiche propedeutiche alla progettazione esecutiva e un quadro economico di massima“.
Ribadendo il concetto chiave dell’intero studio, gli autori specificano chiaramente che “l’impostazione complessiva muove dal riconoscimento che la stabilizzazione definitiva dell’intero sistema franoso non è conseguibile mediante interventi strutturali massivi, a causa della complessità geologica, della profondità delle superfici di scivolamento e dell’estensione dei fenomeni. La strategia adottata si concentra pertanto sul controllo delle condizioni idrogeologiche del versante, agendo in via prioritaria sulla riduzione delle pressioni interstiziali e sulla regolazione dei deflussi superficiali e profondi“.
Il monitoraggio dinamico come cardine
Per operare su un fronte così esteso e mutevole, la raccolta continua dei dati sul campo diventa uno strumento essenziale sia di prevenzione che di progettazione: “Elemento cardine dell’intera strategia è il sistema di monitoraggio continuo e multiparametrico, concepito sia come supporto alla progettazione sia come strumento di verifica dell’efficacia degli interventi secondo il metodo osservazionale. Tale sistema consente una gestione dinamica del rischio, permettendo di adattare progressivamente le soluzioni progettuali all’evoluzione del fenomeno e di aggiornare nel tempo le priorità e le modalità di intervento“.
Pozzi di emungimento e reti di drenaggio
Entrando nel vivo dei lavori previsti, l’attenzione si sposta sul controllo delle acque di profondità e di superficie per alleggerire i terreni saturi: “In questo quadro, gli interventi strutturali principali riguardano la realizzazione di un sistema integrato di drenaggio profondo, costituito da gallerie drenanti e campi pozzi di emungimento, finalizzati alla regolazione dei livelli piezometrici nei livelli argillosi e sabbiosi e alla mitigazione dei meccanismi di instabilità. A tali opere si affiancano interventi di regimazione superficiale, tra cui la riprofilatura dei pendii mediante strutture in terra armata con livelli drenanti, la realizzazione di canali di gronda e il ripristino del reticolo idraulico minore, anche mediante tecniche di ingegneria naturalistica“.
La sistemazione del torrente Benefizio e del centro abitato
Particolare attenzione viene dedicata anche alle dinamiche erosive che avvengono a valle, essenziali per la tenuta dei versanti, oltre alle problematiche interne al tessuto urbano niscemese. “Un ruolo centrale è attribuito inoltre alla sistemazione idraulica del torrente Benefizio, attraverso la realizzazione di briglie, opere di difesa spondale e dispositivi per il controllo delle portate, con l’obiettivo di ridurre i processi erosivi al piede dei versanti, riconosciuti come fattore determinante nell’evoluzione dei dissesti. In parallelo, nel centro abitato, sono previsti interventi strategici sulla rete fognaria e acquedottistica, volti a ridurre le perdite e le infiltrazioni che alimentano le circolazioni idriche sotterranee nei corpi di frana“.
Il ripristino delle infrastrutture viarie
Un’attenzione conclusiva è rivolta alle ricadute sulla viabilità locale, da tempo fortemente compromessa o interrotta a causa dei continui movimenti del terreno. “Il programma – concludono gli esperti – comprende anche interventi infrastrutturali, tra cui il ripristino della strada provinciale 10, subordinato al miglioramento delle condizioni di stabilità, mentre eventuali azioni sulla provinciale saranno definite solo in esito al monitoraggio dell’evoluzione della Frana Nord“.


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