Su un’immagine satellitare dell’eruzione, i fulmini appaiono come migliaia di punti blu che punteggiano l’enorme ombrello di cenere e vapore sopra l’oceano Pacifico. L’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Haʻapai del 15 gennaio 2022 resta uno dei fenomeni naturali più impressionanti del XXI secolo: ha prodotto una tempesta elettrica senza precedenti, con picchi di oltre 2600 fulmini al minuto, il valore più alto mai misurato sulla Terra. Le analisi condotte su dati satellitari e reti globali di rilevamento dei fulmini mostrano che la nube vulcanica ha generato più di 192.000 lampi in circa 11 ore, trasformando il cielo sopra Tonga in un gigantesco laboratorio naturale di elettricità atmosferica.
A confronto, il precedente primato apparteneva a un temporale violento nel sud-est degli Stati Uniti alla fine degli anni ’90, con poco meno di 1000 fulmini al minuto: la tempesta di Hunga Tonga ha più che raddoppiato quel record e ha superato nettamente perfino le più intense supercelle tornadiche.
Gli scienziati sottolineano che un temporale ordinario può produrre anche un solo fulmine al minuto, mentre i sistemi più organizzati e severi arrivano a qualche centinaio di lampi ogni sessanta secondi. La “super-tempesta” vulcanica di Tonga ha spinto l’asticella un ordine di grandezza più in alto, ridefinendo i limiti conosciuti dell’attività elettrica in atmosfera.
Come è nato il record di 2600 fulmini al minuto
Alla base di questa attività eccezionale c’è una combinazione esplosiva di ingredienti fisici. L’eruzione ha iniettato in atmosfera enormi quantità di cenere vulcanica e particelle rocciose finemente triturate, che hanno fornito una superficie ideale per la separazione di cariche elettriche. Allo stesso tempo, l’energia del vulcano ha vaporizzato grandi volumi di acqua marina, creando una nube ricchissima di vapore e poi di goccioline e cristalli di ghiaccio alle quote più elevate.
All’interno della colonna eruttiva si sono sviluppate potentissime correnti ascensionali, capaci di trasportare rapidamente umidità, cenere e ghiaccio fino alla parte alta della troposfera e oltre, generando un ambiente estremamente turbolento. L’urto e lo sfregamento tra le particelle cariche – cenere, goccioline d’acqua, ghiaccio – hanno creato condizioni perfette per la formazione di scariche elettriche a catena, con fulmini che si propagavano in anelli e bande concentriche attorno al cuore dell’esplosione.
Questa miscela di cenere, acqua, ghiaccio e moti verticali estremi ha di fatto generato un enorme temporale ibrido, a metà tra una classica supercella e una nube eruttiva vulcanica, ma con un’intensità mai osservata prima dai sistemi moderni di monitoraggio.
Una nube che ha quasi toccato lo spazio
L’eruzione di Hunga Tonga-Hunga Haʻapai è considerata la più violenta dell’era satellitare, non solo per l’energia liberata ma anche per l’altezza raggiunta dalla colonna eruttiva. I dati indicano che il pennacchio di cenere, gas e vapore acqueo ha toccato i 58 chilometri di quota, penetrando ben oltre la stratosfera e sfiorando la mesosfera, quindi vicino al limite convenzionale dello spazio.
Nel giro di poche ore, l’enorme “ombrello” vulcanico si è allargato su centinaia di chilometri, con onde d’urto a forma di mezzaluna che si propagavano all’esterno e migliaia di fulmini che illuminavano l’interno della nube. Una parte dei lampi è stata osservata tra i 20 e i 30 chilometri di altitudine, tra i più alti fulmini mai registrati, a testimonianza dell’eccezionale sviluppo verticale del sistema.
Perché questa scoperta è cruciale per il futuro
La straordinaria attività elettrica dell’eruzione di Tonga non è solo un record da annali: rappresenta anche una nuova chiave di lettura per il monitoraggio dei vulcani più pericolosi del pianeta. Integrando i dati dei satelliti ottici e infrarossi con quelli delle reti globali che rilevano i segnali radio dei fulmini, i ricercatori sono riusciti a ricostruire nel dettaglio la cronologia e le diverse fasi dell’eruzione, anche quando la nube era troppo densa per essere “vista” nel modo tradizionale.
Questa capacità di “leggere” un’eruzione attraverso i suoi fulmini apre prospettive importanti per i sistemi di allerta precoce, in particolare nelle regioni remote e oceaniche dove mancano reti dense di sensori al suolo. In futuro, il tracciamento in tempo reale dell’attività elettrica sopra un vulcano potrebbe aiutare a capire se un’eruzione sta intensificandosi, se la colonna sta raggiungendo quote pericolose per l’aviazione o se si stanno innescando processi potenzialmente distruttivi per le comunità vicine.
L’eruzione di Hunga Tonga non ha soltanto fatto tremare il Pacifico con onde d’urto e tsunami: ha anche riscritto le regole di ciò che pensavamo possibile in termini di elettricità atmosferica, fissando un nuovo limite con i suoi 2600 fulmini al minuto e trasformandosi in un caso di studio destinato a guidare la scienza dei prossimi anni.



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