Il 10 aprile 1991 è una data che l’Italia non ha mai dimenticato. Nella rada del porto di Livorno, il traghetto Moby Prince entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, dando origine a uno dei più gravi disastri della marineria civile italiana del dopoguerra. A bordo del traghetto morirono 140 persone: si salvò un solo uomo. A 35 anni di distanza, oggi 10 aprile 2026, quella tragedia continua a interrogare l’opinione pubblica per le sue dinamiche mai completamente chiarite. Il Moby Prince, partito da Livorno e diretto a Olbia, urtò la petroliera ancorata al largo. L’impatto provocò un vasto incendio, alimentato dal carburante, che avvolse rapidamente il traghetto.
Le prime ricostruzioni parlarono di nebbia fitta come possibile causa dell’incidente. Tuttavia, negli anni successivi, numerose inchieste e commissioni parlamentari hanno messo in discussione questa versione, evidenziando incongruenze e zone d’ombra. Tra i punti più controversi: i ritardi nei soccorsi, la gestione delle comunicazioni e la presenza di altre navi nella zona quella notte. Il caso del Moby Prince è diventato emblematico anche per il lungo percorso giudiziario e per le battaglie dei familiari delle vittime, che ancora oggi chiedono verità e giustizia. Le nuove indagini avviate negli ultimi anni hanno riacceso l’attenzione pubblica, suggerendo che la dinamica dell’incidente possa essere stata più complessa di quanto inizialmente sostenuto.
Il disastro del Moby Prince non è solo una pagina dolorosa della storia italiana: è un monito sulla sicurezza marittima, sull’importanza della trasparenza e sul diritto, mai negoziabile, alla verità. A distanza di 35 anni, quella notte continua a chiedere risposte.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?