La missione Artemis II ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’esplorazione spaziale moderna, completando con successo la manovra di inserzione translunare che proietta l’equipaggio verso il nostro satellite. Dopo il decollo avvenuto dal Kennedy Space Center in Florida, la capsula Orion ha acceso il suo motore principale, lasciando definitivamente l’orbita terrestre per avventurarsi nel vuoto dello Spazio profondo. Questo momento critico, vissuto con trepidazione dai tecnici della NASA e dalle agenzie partner, rappresenta il vero inizio del viaggio di 10 giorni che vedrà per la prima volta dopo oltre 50 anni un equipaggio umano orbitare attorno alla Luna. La navicella si sta allontanando dalla gravità del nostro pianeta per scrivere una nuova pagina di scoperte scientifiche e record di distanza mai raggiunti prima dall’uomo.
La spinta decisiva: il motore dello Shuttle torna protagonista
Dopo aver trascorso circa 24 ore in orbita terrestre per verificare la tenuta di tutti i sistemi di bordo, il team di gestione della missione ha dato il via libera definitivo alla manovra di Translunar Injection (TLI). Alle 01:49 di oggi ora italiana, il motore principale di Orion si è acceso per 5 minuti e 50 secondi, imprimendo alla capsula la velocità necessaria per sfuggire all’abbraccio gravitazionale della Terra. Curiosamente, il cuore pulsante di questa manovra è un pezzo di storia del volo spaziale: il motore di manovra orbitale di Orion è stato infatti recuperato dal programma Space Shuttle. Prima di questa missione lunare, il propulsore aveva già volato nello spazio per 19 volte a bordo di 3 diversi Shuttle. La sua potenza è impressionante: se fosse montato su un’automobile, sarebbe in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 2,7 secondi.
Un equipaggio di primati oltre l’orbita bassa
A bordo della capsula Orion, 4 astronauti stanno scrivendo la storia non solo per la destinazione del loro viaggio, ma per ciò che rappresentano. Il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen formano l’equipaggio più diversificato mai inviato verso la Luna. Christina Koch è ufficialmente la prima donna a lasciare l’orbita terrestre bassa, mentre Victor Glover e Jeremy Hansen sono, rispettivamente, la prima persona di colore e il primo cittadino non americano a compiere questa impresa.
Destinazione Luna: i prossimi passi della missione
Grazie alla precisione della manovra TLI, Orion è ora inserita in una “traiettoria di ritorno libero“. Questo significa che la navicella sfrutterà la gravità lunare per compiere un giro attorno al satellite e tornare automaticamente verso la Terra senza la necessità di ulteriori grandi accensioni dei motori. Nel 6° giorno di missione Orion raggiungerà il punto più vicino alla superficie lunare, superando contemporaneamente il record di distanza dalla Terra stabilito dall’Apollo 13 nel 1970. Nel 10° giorno è poi atteso il rientro nell’atmosfera terrestre e l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste di San Diego. Il successo di Artemis II spianerà la strada per Artemis IV, prevista per il 2028, che segnerà il ritorno fisico dell’uomo (e lo sbarco della prima donna) sul suolo lunare, ponendo le basi per la futura costruzione di una base permanente.



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