Il conflitto in Iran rinnova le turbolenze energetiche: Chevron si conferma forte nel caos

La guerra in Iran ha causato un'impennata dei prezzi del petrolio, con Chevron che prevede un aumento significativo degli utili nel settore upstream, nonostante l’impatto delle operazioni di copertura

L’intensificarsi del conflitto in Iran ha avuto un effetto diretto sui mercati energetici globali, facendo salire i prezzi del petrolio fino al 65%. Questo aumento, che ha colpito in particolare i giacimenti di petrolio e gas in Medio Oriente, ha avuto un impatto significativo sulle compagnie petrolifere globali, tra cui Chevron. La chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali passaggi per il trasporto energetico, ha interrotto la produzione in diverse aree del Medio Oriente, creando ulteriori turbolenze. Nonostante le difficoltà derivanti da queste interruzioni, Chevron ha previsto un aumento degli utili nel primo trimestre 2026 tra 1,6 e 2,2 miliardi di dollari rispetto al trimestre precedente, grazie proprio alla crescita dei prezzi del petrolio.

Le previsioni di Chevron

Chevron, in un comunicato, ha dichiarato che la crescita dei prezzi del petrolio, seppur positiva per il settore upstream, sarà parzialmente controbilanciata dagli effetti temporali delle operazioni di copertura. L’azienda ha stimato che le operazioni di copertura e la contabilità legata a questi strumenti ridurranno gli utili e il flusso di cassa operativo di una cifra compresa tra 2,7 e 3,7 miliardi di dollari, al netto delle imposte, principalmente nel settore downstream. Tuttavia, Chevron ha sottolineato che questo impatto dovrebbe essere temporaneo e che si prevede una normalizzazione futura della situazione.

La situazione di Chevron

Nonostante l’incertezza del conflitto in Iran, Chevron ha una posizione relativamente favorevole rispetto ad altri giganti petroliferi come Exxon Mobil e Shell. Infatti, la compagnia statunitense ha una bassa esposizione al Medio Oriente, con solo l’1% della sua produzione proveniente dalla regione. Questo la rende meno vulnerabile alle interruzioni di produzione rispetto ad altre major del settore. Inoltre, l’azienda ha stimato che la sua produzione netta equivalente di petrolio si attesterà tra i 3,8 e i 3,9 milioni di barili al giorno, anche se la produzione in alcune zone del Medio Oriente, tra cui il Kazakistan, è stata influenzata dalla riduzione delle attività nel progetto Tengizchevroil.

Prospettive future

Nonostante le difficoltà incontrate dal settore petrolifero a causa della guerra in Iran e delle interruzioni nella produzione di petrolio, Chevron è ben posizionata per beneficiare degli aumenti dei prezzi delle materie prime. Gli analisti, come Biraj Borkhataria di RBC Capital Markets, sottolineano che la compagnia ha la “minore esposizione al Medio Oriente” tra le grandi major, il che le consente di essere più resiliente e di trarre vantaggio dall’attuale aumento dei prezzi. La situazione complessiva del mercato rimane turbolenta, ma Chevron ha l’opportunità di migliorare ulteriormente i suoi risultati nel corso dell’anno, mantenendo una strategia mirata a massimizzare i guadagni dalle operazioni upstream.

L’analisi di Exxon Mobil e Shell

La situazione di Chevron riflette quella di altre grandi compagnie petrolifere come Exxon Mobil, che ha anch’essa osservato un potenziale aumento degli utili upstream grazie ai prezzi più elevati del petrolio. Tuttavia, Exxon ha avvertito che l’impatto delle operazioni di copertura potrebbe ridurre gli utili complessivi, un tema comune anche per Shell. La compagnia olandese ha sottolineato che la minore produzione di gas nel primo trimestre avrebbe avuto un impatto sulla liquidità a breve termine, ma i guadagni derivanti dal maggiore volume di scambi petroliferi potrebbero parzialmente compensare queste perdite. L’intera industria petrolifera si trova quindi ad affrontare una sfida difficile, ma con l’opportunità di trarre vantaggio dai prezzi elevati del petrolio.