Oggi da Milano giunge la notizia di un traguardo straordinario per la salvaguardia ambientale globale: una specie che era stata dichiarata ufficialmente estinta nell’Australia continentale sta compiendo il passo più significativo verso il suo definitivo recupero. I bandicoot orientali a strisce, piccoli marsupiali un tempo comuni ma poi scomparsi, stanno tornando a popolare i loro ambienti naturali grazie a un’iniziativa che unisce innovazione scientifica e impegno finanziario. Gli esperti stanno procedendo al rilascio di fino a 100 bandicoot orientali a strisce sulla Phillip Island, un’isola costiera situata nei pressi di Melbourne, segnando la più grande operazione di reintroduzione mai realizzata per questa specie in Australia. Questi esemplari non sono semplici nati in cattività, ma il frutto di un attento allevamento volto a renderli più adatti alla sopravvivenza in contesti aperti e autosufficienti.
La scienza del recupero genetico contro la minaccia dell’estinzione
Il successo di questa operazione risiede in un programma di recupero genetico unico al mondo, lanciato dalla Odonata Foundation, da Cesar Australia e dai partner dell’Eastern Barred Bandicoot Recovery Team. La storia di questi animali è drammatica: alla fine degli anni Ottanta ne restavano appena 60 esemplari, rifugiati tra i rottami di una discarica a Hamilton, in Victoria. Nonostante gli sforzi iniziali, la specie fu dichiarata estinta in natura nel 1991 e i tentativi precedenti di reintroduzione fallirono a causa della consanguineità. La scarsa diversità genetica aveva infatti causato difetti fisici come la “mandibola prognatica“, che impediva agli animali di nutrirsi e scavare correttamente. Il dottor Andrew Weeks, Direttore di Cesar Australia e consulente scientifico di Odonata, ha spiegato: “La parte più straordinaria di questa storia è il recupero genetico. Attraverso un approccio pionieristico di mescolanza genetica, abbiamo creato una popolazione di bandicoot sana e vitale, con una salute genetica di gran lunga superiore e una possibilità di sopravvivenza molto maggiore rispetto ai loro predecessori consanguinei”.
Ingegneri dell’ecosistema: il ruolo vitale dei bandicoot orientali a strisce
L’importanza del ritorno dei bandicoot orientali a strisce non è solo simbolica, ma strettamente legata alla salute dell’ambiente australiano. Questi piccoli marsupiali sono considerati dei veri e propri ingegneri dell’ecosistema poiché ogni singolo esemplare è in grado di scavare fino a tre tonnellate di terra ogni anno. Questa attività costante favorisce la dispersione dei semi, migliora la ritenzione idrica del suolo e accelera il ciclo dei nutrienti, rendendo di fatto i paesaggi naturali molto più resistenti a fenomeni estremi come inondazioni e siccità. Per garantire che questa funzione ecologica venga ripristinata in modo permanente, il lavoro della Odonata Foundation si è basato sull’incrocio tra la popolazione continentale e quella della Tasmania, isolate per oltre 10.000 anni. Diversificando il patrimonio genetico e selezionando maschi di taglia più grande, è stata ottenuta una popolazione più robusta e sana, con un rapporto tra i sessi equilibrato.
Il modello 500-in-5 e la collaborazione con le comunità locali
Per assicurare un futuro a lungo termine, la strategia prevede il trasferimento di questi animali in almeno cinque siti diversi, seguendo quello che viene definito il “Modello di recupero della specie 500-in-5“. L’obiettivo è costruire una popolazione di almeno 500 animali distribuita geograficamente per ridurre i rischi legati a calamità naturali. Matt Singleton, direttore operativo della Odonata Foundation, ha precisato: “Il modello stesso è il primo nel suo genere nel campo della conservazione, e non avremmo potuto realizzarlo senza i finanziamenti del Right Now Climate Fund di Amazon. A differenza dei tradizionali programmi di riproduzione in cattività, il nostro approccio genera popolazioni resilienti, in buona salute e adattabili, che sono davvero pronte per essere rilasciate, in futuro, al di fuori dei rifugi sicuri”. Singleton ha inoltre sottolineato l’importanza del supporto dei Proprietari Tradizionali Eastern Maar e Bunurong: “Questo traguardo rappresenta il culmine di anni di dedizione e collaborazione da parte del Recovery Team. Siamo inoltre profondamente grati ai Proprietari Tradizionali Eastern Maar e Bunurong, per il loro costante supporto nel recupero di questa specie unica e di grande significato culturale, con cui hanno un legame profondo, e per il ruolo fondamentale che hanno svolto nel rendere possibile questo rilascio”.
L’impegno di Amazon e il Right Now Climate Fund per il clima
Il sostegno economico a questo progetto arriva dal Right Now Climate Fund di Amazon, che ha investito 2,5 milioni di dollari australiani per il ripristino delle specie in via di estinzione. Questo fondo sostiene la protezione di nove specie australiane, tra cui il quoll orientale, il wallaby delle rocce dalla coda a spazzola meridionale, l’occhione del bush e il bettong orientale. Michael Miller, portavoce del Right Now Climate Fund di Amazon, ha dichiarato: “Trent’anni fa questi bandicoot erano scomparsi dall’Australia continentale. Ciò che rende la loro ripresa straordinaria è la scienza che la sostiene: un programma di recupero genetico basato su evidenze scientifiche, replicabile e capace di trasformare il modo in cui facciamo conservazione. La stessa metodologia potrebbe contribuire a salvare specie in pericolo in tutto il mondo”. Tale investimento rientra nel più ampio impegno di Amazon verso il Climate Pledge, con l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di CO2 entro il 2040, contrastando attivamente il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Per i prossimi tre anni, i bandicoot saranno monitorati costantemente attraverso test genetici per confermare la stabilità della popolazione.


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