Italia Paese delle frane: tra emergenza cronica e sfide della previsione scientifica

Al Palazzo Corsini, la "Lettura" di Fausto Guzzetti riaccende i riflettori su un territorio fragile dove si contano oltre 680mila eventi censiti, il primato negativo del continente europeo

L’Italia si sgretola sotto il peso di una vulnerabilità idrogeologica che conta cifre da primato europeo, con oltre 680mila fenomeni franosi già accuratamente cartografati lungo tutto il territorio nazionale. Di fronte a questa emergenza cronica, esacerbata in modo sempre più evidente dalle repentine mutazioni del clima e dall’azione umana prolungata, il mondo della scienza si interroga sulle contromisure definitive da adottare per la salvaguardia della popolazione. La questione sarà al centro del dibattito il prossimo 3 maggio alle ore 11 a Roma, presso la Sala delle Scienze Fisiche di Palazzo Corsini, sede dell’Accademia dei Lincei. L’incontro, inserito nel prestigioso ciclo delle “Letture corsiniane“, vedrà l’intervento del socio Fausto Guzzetti, intitolato significativamente “Frane, frane, ancora frane. Cosa fare?“. Un appuntamento di importanza cruciale per tracciare un bilancio aggiornato e definire le nuove frontiere della previsione, partendo da un dato di fatto imprescindibile: la fragilità intrinseca della nostra penisola.

La complessità di un fenomeno imprevedibile

Le frane rappresentano fenomeni naturali di estrema complessità e di altissima variabilità intrinseca. Parametri fondamentali come il numero degli eventi, l’estensione dell’area coinvolta, il volume dei detriti mobilitati e la velocità di scivolamento coprono ordini di grandezza profondamente diversi tra loro. Questa assoluta eterogeneità, unita alla moltitudine di fattori scatenanti di origine naturale e alle sempre più invasive azioni antropiche sul territorio, rende il loro studio, la loro comprensione e la successiva previsione una sfida scientifica formidabile.

Un triste primato continentale e l’ombra del Vajont

I numeri analizzati dagli esperti parlano chiaro e descrivono un territorio che necessita di cure costanti. Con le sue centinaia di migliaia di frane censite, l’Italia detiene il primato continentale per l’esposizione a questo genere di calamità. A questa statistica preoccupante si aggiunge un altro record di natura puramente drammatica: il nostro Paese ha infatti subito l’evento franoso con il maggior numero di vittime in tutta Europa, ovvero la tragedia del Vajont del 9 ottobre 1963. Alla luce dei cambiamenti climatici in atto, delle trasformazioni ambientali e delle dinamiche di espansione sociale, il livello di rischio complessivo è destinato inesorabilmente ad aumentare nel prossimo futuro.

Gestione del rischio e previsione degli scenari

Difendersi dal dissesto richiede l’implementazione di strategie di gestione avanzate, che dipendono direttamente dalla nostra reale capacità di prevedere gli eventi e le loro potenziali conseguenze sul territorio. Gli studiosi si concentrano sulla stima precisa di dove, quando, con quali dimensioni e con quale frequenza i distacchi di materiale potranno verificarsi. Attualmente, le incognite più rilevanti e complesse da sciogliere riguardano l’esatto momento dell’innesco e la magnitudo finale dell’evento stesso. Prevedere il rischio significa dunque agire d’anticipo per mitigare gli impatti diretti sugli elementi vulnerabili, in primis i cittadini residenti nelle aree a rischio. La gestione dei rischi naturali in Italia richiede oggi una sintesi perfetta che integri aspetti scientifici, tecnici ed economici con una comunicazione trasparente ed efficace dei risultati della ricerca.