L’11 aprile 1991, esattamente 35 anni fa, il Mar Ligure fu teatro di una delle più gravi catastrofi ambientali della storia italiana. La petroliera Haven, una superpetroliera battente bandiera cipriota, esplose e prese fuoco al largo di Arenzano, in provincia di Genova, mentre era impegnata in operazioni di trasferimento del greggio. L’incidente avvenne durante una delicata fase di scarico del petrolio verso una piattaforma galleggiante. Una violenta esplosione squarciò lo scafo della nave, provocando un incendio devastante che durò diversi giorni. Le fiamme, visibili anche dalla costa, trasformarono il mare in un inferno di fuoco e fumo, mentre una parte consistente del carico – oltre 140mila tonnellate di greggio – si riversava in acqua.
Il disastro causò la morte di 5 membri dell’equipaggio e diede origine a una marea nera che contaminò gravemente le coste liguri. Le operazioni di contenimento e bonifica si rivelarono estremamente complesse: il petrolio si disperse su un’ampia area, colpendo l’ecosistema marino e danneggiando fauna, flora e attività economiche locali, in particolare la pesca e il turismo. Dopo giorni di incendi incontrollabili, ciò che restava della Haven affondò a grande profondità, a circa 80 metri sotto il livello del mare. Ancora oggi, il relitto giace sui fondali del Mar Ligure e rappresenta una potenziale fonte di inquinamento, oltre che un sito monitorato costantemente dalle autorità ambientali. L’incidente della Haven segnò un punto di svolta nella gestione della sicurezza marittima e nella prevenzione dei disastri ambientali. Rafforzò la consapevolezza sui rischi legati al trasporto di petrolio via mare e contribuì a promuovere normative più severe a livello nazionale e internazionale.


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