L’AMOC verso un possibile rallentamento critico: fino al 50% in meno entro fine secolo

Uno studio su Science Advances rivede al rialzo le stime sul declino della grande corrente atlantica, cruciale per il clima globale

La circolazione meridionale atlantica, nota come Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), uno dei principali motori del sistema climatico globale, potrebbe indebolirsi fino a circa il 50% entro la fine del secolo. Un valore significativamente più elevato rispetto alle stime finora considerate nei principali rapporti climatici internazionali. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science Advances e guidato da Valentin Portmann dell’Università di Bordeaux e dell’Inria, che punta a ridurre una delle maggiori incertezze della climatologia contemporanea: la difficoltà dei modelli nel prevedere con precisione l’evoluzione futura dell’AMOC.

Modelli climatici e nuove stime: un quadro più severo

Le simulazioni climatiche di ultima generazione (CMIP6) indicano già un indebolimento della corrente entro il 2100, ma con risultati molto variabili tra i diversi modelli. In media, le proiezioni parlano di una riduzione compresa tra il 32% e il 37%, ma con un margine di incertezza molto ampio. Per ridurre questa variabilità, i ricercatori hanno applicato quattro diversi metodi di “vincolo osservativo”, integrando dati reali e simulazioni. Il metodo più efficace si basa su una regressione lineare multivariata regolarizzata, che combina osservazioni oceaniche – come temperatura e salinità superficiale – con i risultati dei modelli climatici. Grazie a questo approccio, la stima cambia in modo significativo: l’indebolimento dell’AMOC potrebbe raggiungere il 51% ± 8% entro fine secolo.

Perché i modelli sottostimano il rischio

Secondo gli autori, la revisione al rialzo dipende soprattutto da errori sistematici nei modelli climatici. Molti di essi, infatti, sottostimano la salinità superficiale nell’Atlantico meridionale e la temperatura nell’Atlantico settentrionale. Questi fattori sono cruciali perché influenzano la densità dell’acqua e quindi la formazione delle correnti profonde che alimentano la Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC). Correggendo questi bias attraverso i dati osservativi, emerge un quadro più allarmante: la corrente potrebbe essere più vicina di quanto pensato a una soglia critica, o “tipping point”, oltre la quale i cambiamenti potrebbero accelerare.

L’incertezza non viene dagli scenari di emissione

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la fonte dell’incertezza nelle proiezioni climatiche. Non sarebbero tanto gli scenari di emissione a determinare la variabilità dei risultati, quanto le differenze tra i modelli. Alla fine del secolo, circa il 78% dell’incertezza totale deriva infatti dalla diversità tra modelli climatici, mentre il contributo della variabilità naturale e degli scenari emissivi risulta molto più limitato.

Impatti globali: dal clima tropicale al Sahel

Le conseguenze di un indebolimento così marcato dell’AMOC sarebbero rilevanti su scala planetaria. Questa corrente oceanica regola infatti la distribuzione del calore tra emisferi e influenza il posizionamento delle principali fasce climatiche. Un suo rallentamento potrebbe modificare le precipitazioni tropicali, spostare le zone monsoniche e aumentare il rischio di siccità in aree già vulnerabili come il Sahel, con effetti diretti su agricoltura e sicurezza alimentare.

Una chiamata a rivedere i modelli climatici

Gli autori dello studio sottolineano la necessità di aggiornare le proiezioni climatiche globali, includendo scenari più severi nelle strategie di adattamento. Allo stesso tempo, emerge l’urgenza di migliorare la rappresentazione dei processi oceanici nei modelli, riducendo i bias che oggi influenzano in modo significativo le previsioni sul futuro del clima.