L’antica dieta plant-based dei Māori: come l’orticoltura ha trasformato la società nel Waikato di Aotearoa del XVIII secolo

Riscritta la storia di Aotearoa: la prima prova diretta di una dieta plant-based basata sull'orticoltura intensiva tra gli antenati Māori del XVIII secolo

Una nuova ricerca multidisciplinare pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications getta una luce inedita sulle abitudini alimentari delle popolazioni Māori dell’entroterra di Aotearoa (Nuova Zelanda) nel XVIII secolo. Lo studio, intitolato Horticultural intensification and plant-based diets of 18th century CE Waikato Māori in Aotearoa New Zealand , rivela come alcune comunità avessero sviluppato un sistema agricolo così avanzato da permettere una dieta quasi esclusivamente vegetale, sfidando la percezione comune di un popolo dipendente principalmente dalla caccia e dalla pesca.

Il team di ricerca, guidato dalla dottoressa Rebecca L. Kinaston , ha lavorato in stretta collaborazione con il Waka Kotahi Tangata Whenua Working Group, che rappresenta gli iwi e gli hapū locali come Ngāti Maahanga, Ngāti Wairere, Ngāti Koroki Kahukura e Ngāti Hauā. Insieme hanno analizzato i resti di sette tūpuna (antenati) scoperti accidentalmente durante i lavori stradali per la Waikato Expressway nel sito di Tamahere. I risultati forniscono la prima prova diretta di un regime alimentare Māori basato prevalentemente sui prodotti della terra in questo periodo storico.

La rivoluzione agricola del Waikato Horticultural Complex

L’immagine tradizionale dei primi insediamenti Māori in Aotearoa descrive popolazioni altamente mobili che sfruttavano una vasta gamma di risorse marine e terrestri, inclusa la caccia ai grandi moa ora estinti. Tuttavia, con il passare dei secoli e l’adattamento al clima temperato dell’Isola del Nord, si verificò un cambiamento radicale. Nel bacino del Waikato, a partire dal XVI secolo, i Māori intensificarono le pratiche orticole creando quello che gli archeologi chiamano il Waikato Horticultural Complex.

Questa regione divenne un centro di innovazione tecnologica senza precedenti. I Māori modificarono i terreni naturali aggiungendo materiali litici come sabbia e ghiaia estratti da enormi cave chiamate borrow pits, al fine di migliorare il drenaggio e aumentare la temperatura del suolo per le colture tropicali. In questo paesaggio dominato da migliaia di queste strutture e da villaggi fortificati (pā), la coltivazione di kūmara (patata dolce), taro e uwhikāho (yam) divenne il fulcro dell’economia e della sussistenza.

Analisi isotopica e segreti dietetici degli antenati di Tamahere

Per comprendere meglio la vita quotidiana di queste comunità, i ricercatori hanno impiegato analisi avanzate degli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto sul collagene osseo e sulla dentina di sette individui datati tra il 1700 e il 1780 d.C.. I valori ottenuti hanno rivelato un profilo dietetico straordinario: tutti gli individui consumavano proteine provenienti quasi interamente da un ecosistema terrestre, tipico delle piante coltivate e selvatiche locali.

A differenza di altri gruppi Māori costieri o di periodi precedenti, che mostrano un forte affidamento su pesce, mammiferi marini o uccelli, gli antenati di Tamahere mostravano pochissime prove di consumo di proteine animali. Questa interpretazione è supportata dallo studio della salute dentale: sebbene molti denti siano andati persi dopo la morte, quelli analizzati presentavano carie e modelli di usura compatibili con una dieta ricca di cibi morbidi, amidacei e appiccicosi come la kūmara cotta nei forni terrestri. La scarsità di resti di fauna nel sito archeologico conferma ulteriormente che la carne e il pesce erano componenti sporadiche o del tutto assenti nella loro alimentazione quotidiana.

Crescita e svezzamento nel cuore dell’entroterra

Uno degli aspetti più affascinanti della ricerca riguarda lo studio dell’infanzia attraverso l’analisi dei peptidi dello smalto dentale e degli isotopi della dentina. Grazie a tecniche biochimiche, è stato possibile determinare il sesso cromosomico di due bambini, un maschio e una femmina, e ricostruire i loro primi anni di vita. I dati indicano che entrambi sono stati svezzati gradualmente e sono passati a una dieta basata su alimenti vegetali entro i primi due o tre anni di vita, seguendo lo stesso modello alimentare degli adulti della comunità.

Inoltre, l’analisi degli isotopi dello stronzio ha permesso di mappare la mobilità di questi giovani antenati. Confrontando i dati con le mappe di probabilità dell’area, i ricercatori hanno concluso che i due bambini erano quasi certamente locali, nati e cresciuti nell’area di Tamahere o nelle sue immediate vicinanze. Questo suggerisce una società stanziale e ben radicata nel proprio territorio agricolo, capace di garantire sicurezza alimentare attraverso la conservazione a lungo termine dei tuberi in appositi magazzini.

Il valore culturale e scientifico di una scoperta accidentale

La scoperta di questi resti umani è avvenuta in un contesto di sepoltura secondaria, una pratica funeraria Māori documentata in cui le ossa venivano esumate, pulite e talvolta spostate per proteggere la forza vitale degli antenati dai nemici. Il fatto che uomini, donne e bambini siano stati deposti insieme in una ex cava agricola suggerisce un legame profondo e intenzionale tra la vita, la morte e la terra che forniva loro sostentamentoQuesto studio non rappresenta solo un traguardo scientifico per la bioarcheologia del Pacifico, ma ha un valore inestimabile per le comunità discendenti che cercano di documentare e rivitalizzare le proprie pratiche culturali e alimentari tradizionali. Dimostra l’incredibile diversità e capacità di adattamento dei Māori, capaci di trasformare radicalmente il proprio stile di vita in soli 500 anni, passando dall’esplorazione di un ambiente nuovo alla creazione di una civiltà agricola sofisticata e autosufficiente nel cuore di Aotearoa<.