L’illusione della decarbonizzazione: il j’accuse del prof. Franco Battaglia contro la politica UE

Tra crisi nel Golfo e mercati in fiamme, l'esperto critica le politiche "green" dell'UE, definendole un suicidio economico basato su presupposti ideologici e non scientifici

Il professor Franco Battaglia, docente di chimica fisica all’Università di Modena e voce autorevole nel panorama ambientale, ha firmato su “La Verità” un editoriale al vetriolo dal titolo “Chi voleva ‘decarbonizzare’ tutto ora piange perché manca il petrolio“. L’analisi mette sotto la lente d’ingrandimento le contraddizioni di una strategia energetica europea che lo studioso non esita a definire fallimentare e puramente ideologica. Mentre l’Unione Europea si pone obiettivi drastici, come l’abbattimento del 90% dei combustibili fossili entro il 2040, le recenti tensioni nel Golfo Persico hanno mostrato la vulnerabilità del sistema. Secondo Battaglia, il panico scatenato da una riduzione effettiva di appena il 20% delle forniture dimostra quanto le attuali politiche siano distanti dalla realtà produttiva. In 30 anni di retorica sulla transizione, il consumo mondiale di fonti fossili è paradossalmente cresciuto del 50%, confermando che il resto del pianeta preferisce lo sviluppo economico ai vincoli ambientali europei. Il docente sottolinea come il risultato di queste scelte sia stato unicamente il declino dell’industria manifatturiera del nostro continente, senza alcun impatto concreto sulle emissioni globali.

Il paradosso della dipendenza e la critica agli esperti

Nel suo intervento su “La Verità”, Battaglia ironizza sulla distanza tra la retorica ambientalista e le dinamiche reali della geopolitica. Citando le posizioni di Alfonso Pecoraro Scanio, il quale auspica un’Europa libera dai fossili per garantire la pace, il docente replica con fermezza: “Non gli sovviene neanche pallidamente che se per gas e petrolio si arriva a far la guerra, forse avranno un qualcosa di prezioso“. La critica si estende poi agli economisti e ai direttori delle agenzie internazionali che, dopo aver promosso per anni la riduzione dei combustibili tradizionali, oggi lanciano allarmi catastrofisti per una carenza parziale.

Quelli che ora stanno gridando all’allarme per questo 20% in meno sono gli stessi – ma proprio gli stessi – che si sono inventati la green economy suggerendo la riduzione del 90%“, scrive Battaglia, evidenziando come l’aumento del prezzo del petrolio verso i 200 dollari al barile e il rischio recessione siano la prova del fallimento di tali previsioni. Il professore osserva che, mentre l’Europa si auto-impone sacrifici, il carbone continua a stabilire record di consumo annuali a livello mondiale, poiché nessuno degli altri attori globali intende sacrificare la propria crescita.

Una nuova strategia per la sopravvivenza economica

Per rispondere a quella che definisce una “fuga delle attività manifatturiere dall’Europa“, Battaglia delinea una serie di interventi urgenti e pragmatici da attuare nel breve periodo. La sua proposta inizia con la necessità di mettere una pietra tombale sulle sovvenzioni pubbliche al fotovoltaico e di abbandonare definitivamente l’ETS (Emission Trading System), descritto come un “sistema assurdo che sta distruggendo l’economia delle aziende energivore“. Parallelamente, lo studioso suggerisce di riavviare senza indugi gli impianti a carbone e di riconsiderare la Russia quale fornitore privilegiato di gas, ascoltando istanze geopolitiche finora ignorate.

In una prospettiva di più lungo termine, la soluzione per garantire la competitività dell’Europa risiede per Battaglia esclusivamente nel ritorno all’energia atomica. Il docente esorta ad avviare un importante programma basato su impianti elettronucleari di grosso taglio. Secondo l’analisi pubblicata su “La Verità”, si tratta dell’unica tecnologia consolidata la cui economia di scala potrebbe fornire elettricità a costi talmente bassi da risollevare un’Europa oggi asfittica, ponendola nuovamente su un piano di reale competitività nel mercato globale.