L’Italia accelera nella Space Economy: il cosmo diventa leva strategica per il business

Presentata la ricerca Deloitte-Fondazione Amaldi: il Paese è sesto al mondo per investimenti spaziali rispetto al PIL, con un fatturato di 4,5 miliardi di euro

L’economia dello Spazio ha smesso di essere un orizzonte lontano riservato esclusivamente alla ricerca scientifica pura, trasformandosi in un pilastro fondamentale per la competitività delle grandi imprese italiane che puntano a innovare i propri modelli produttivi. La Space Economy viene oggi intesa come una leva strategica imprescindibile per aumentare la produttività aziendale, abilitando contemporaneamente la creazione di nuove linee di business e l’accesso facilitato a mercati internazionali prima inesplorati. Secondo i dati emersi dalla ricerca “The Sky is (not) the Limit: La Space Economy come nuova frontiera per la competitività delle imprese italiane”, presentata a Milano da Deloitte in collaborazione con la Fondazione E. Amaldi, il settore sta vivendo una fase di espansione senza precedenti. In questo scenario, le eccellenze industriali del nostro Paese riescono a distinguersi grazie a una filiera completa che copre l’intera catena del valore, portando l’Italia a occupare una posizione di assoluto rilievo nel panorama globale. La crescita del fatturato nazionale, che ha raggiunto i 4,5 miliardi di euro nel 2024, testimonia la solidità di un comparto che coinvolge ormai oltre 400 aziende e migliaia di occupati altamente specializzati.

Un’eccellenza tricolore tra investimenti e crescita

L’Italia si afferma oggi come uno degli attori più rilevanti nel panorama spaziale europeo e internazionale. Il Paese occupa la sesta posizione al mondo per rapporto tra investimenti spaziali e PIL – un dato quasi raddoppiato negli ultimi anni – ed è il terzo in Europa per contributo al budget dell’ESA (15%). Secondo l’Osservatorio SDA Bocconi, la Space Economy nazionale ha registrato nel 2024 un fatturato di 4,5 miliardi di euro, segnando un incremento del 12,3% rispetto all’anno precedente. Anche l’export mostra una dinamica estremamente positiva, toccando i 7,5 miliardi di euro nel 2023 (+14%), mentre le startup e le microimprese del settore registrano una crescita dei ricavi superiore al 60%.

Partnership strategiche per la trasformazione digitale

L’integrazione delle tecnologie spaziali richiede un approccio collaborativo e sistemico. A tal proposito, Giorgio Mariani, Space Leader di Deloitte Italia, sottolinea l’urgenza di una visione d’insieme: “L’economia spaziale si conferma un mercato in espansione e una leva di competitività per le imprese italiane ed è questo il momento in cui imprese e istituzioni sono chiamate a collaborare per guidare al meglio la trasformazione in atto, individuando le opportunità di valore per l’intero ecosistema italiano. Le tecnologie spaziali stanno ridefinendo le logiche competitive in diversi settori della nostra società, rendendo non più rinviabile la necessità di investire nelle partnership strategiche secondo una logica di ecosistema. Questa è una condizione essenziale per mettere a fattor comune risorse e competenze, puntando anche sulla crescita dimensionale per restare competitive a livello internazionale, valorizzando le aree di specializzazione di eccellenze e stringendo alleanze strutturate con partner tech, startup e system integrator”.

Dati satellitari e monitoraggio: gli asset più utilizzati

Le grandi imprese italiane hanno già identificato le tecnologie spaziali più funzionali alle proprie esigenze operative. Al primo posto si colloca la trasmissione di dati satellitari, utilizzata da 7 imprese su 10. Seguono il monitoraggio ambientale (62%), i sistemi avanzati di sicurezza e sorveglianza (62%) e la connettività ultraveloce (61%). Le priorità di investimento sono orientate verso l’efficienza operativa e la riduzione dei costi (87%), ma l’innovazione di processo (70%) e il rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica (66%) giocano un ruolo altrettanto cruciale. La ricerca evidenzia che il 55% delle imprese ha già avviato partnership per cogliere queste opportunità, prediligendo accordi con fornitori tecnologici e collaborazioni con università.

Fare sistema per vincere la sfida globale

La New Space Economy apre praterie di opportunità anche nei mercati emergenti, dove l’offerta italiana può vantare una solidità scientifica riconosciuta. Lorenzo Scatena, Segretario Generale della Fondazione E. Amaldi, delinea così la visione futura: “Aiutare le sue imprese a fare sistema grazie alla new space economy è oggi l’imperativo che l’Italia si deve porre: caratterizzata da una catena del valore completa che va dai lanciatori all’elaborazione dei dati satellitari, la nostra economia può esprimere potenzialità globali in termine di qualità e affidabilità dei dati, innovatività tecnologica e solidità scientifica dei propri prodotti e servizi che aprono opportunità rilevanti tanto nei mercati maturi che per i mercati emergenti, visti non più come competitor ma come clienti delle nostre imprese nazionali. Una nuova era di contaminazione tecnologica orizzontale che traghetterà il nostro comparto industriale, manufatturiero e dei servizi a valore aggiunto nell’era delle Intelligenze Artificiali, della robotizzazione e dell’automazione di tutti i processi industriali”.

Le prospettive al 2033 e gli ostacoli da superare

Il potenziale di trasformazione è immenso. Secondo i dati EUSPA, entro il 2033 il settore delle Telecomunicazioni potrebbe raggiungere i 580 miliardi di euro, l’Agrifood i 670 miliardi e i Trasporti i 158 miliardi. Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli. Le imprese segnalano barriere significative come la complessità tecnica di integrazione nei sistemi esistenti (75%) e la difficoltà nel quantificare il ritorno sull’investimento (58%). Nonostante queste criticità, la Space Economy rimane la frontiera definitiva per garantire la resilienza e l’innovazione del sistema produttivo italiano nel prossimo decennio.