L’Italia si appresta a vivere una nuova stagione di protagonismo assoluto nell’esplorazione del cosmo, consolidando una partnership strategica con la NASA che porterà il tricolore direttamente sulla superficie del nostro satellite naturale. Durante l’incontro “Abitare lo Spazio. Il caso Luna” svoltosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, è emersa la centralità del sistema industriale nazionale nella costruzione delle infrastrutture che permetteranno all’uomo di risiedere stabilmente fuori dall’atmosfera terrestre. Il governo ha confermato l’impegno a utilizzare i fondi del PNRR per sostenere un comparto che oggi coinvolge centinaia di aziende distribuite su tutto il territorio, dal Nord al Sud. Questa visione proietta le competenze tecnologiche italiane in una dimensione globale, trasformando il settore spaziale in un pilastro fondamentale dell’economia nazionale per i prossimi decenni. La sfida riguarda la ricerca scientifica di frontiera e rappresenta un’opportunità industriale senza precedenti per diversificare la produzione italiana e attrarre nuovi investimenti internazionali verso le eccellenze produttive dei nostri distretti tecnologici regionali, pronti a raccogliere il testimone delle storiche missioni Apollo per inaugurare l’era della colonizzazione lunare permanente.
La missione Artemis e il raddoppio degli astronauti italiani
Il futuro dell’Italia nello Spazio si tinge di azzurro con una notizia senza precedenti che riguarda la composizione delle prossime missioni lunari. Il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente, ha svelato l’esito dei recenti vertici internazionali: “L’Italia non avrà un solo astronauta italiano, uomo o donna che sia, sulla superficie lunare. Ma ne avremo due. Questo è il risultato delle ultime discussioni che abbiamo avuto la settimana scorsa con la delegazione della NASA“. Questa cooperazione rafforzata non riguarda esclusivamente il personale di volo, ma si estende alla capacità costruttiva che il nostro Paese esprime nel settore. Valente ha infatti sottolineato: “Questo non è l’unico esempio del Made in Italy nello Spazio, il nostro Paese ha infatti la leadership a livello mondiale sul tema delle infrastrutture orbitali. Sono convinto che siamo nelle condizioni di poter cogliere tutte le opportunità e le possibilità che si presenteranno da qui in avanti. Sono molto ottimista e molto confidente“.
Lo Spazio come nuova frontiera del Made in Italy
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha inquadrato queste celebrazioni all’interno di un programma più ampio di valorizzazione dell’eccellenza nazionale. “Questo evento è inserito quasi al centro di un diagramma di discussioni e di riflessioni per celebrare la giornata del Made in Italy, che si è svolta il 15 di aprile, ma che per venti giorni prosegue in tutto il mondo, in oltre 40 paesi, nell’ambito di due giorni in cui, appunto, si sono svolte celebrazioni. E d’altra parte ‘Abitare lo spazio’, e il caso Luna in particolare, è estremamente pregnante alla luce di quello che recentemente è successo con Artemis II e con la sottoscrizione di un accordo che abbiamo realizzato nella nostra recente missione a Washington con la NASA“, ha spiegato il Ministro.
La strategia industriale italiana ha subito una virata decisa, inserendo l’aerospazio tra i settori cardine per il prossimo decennio. Urso ha precisato: “Abbiamo inserito lo Spazio tra le cinque principali nuove frontiere del Made in Italy, che si aggiungono ai cinque comparti tradizionali di eccellenza del prodotto italiano nel mondo, unico e inimitabile, sicuramente capace di attrarre i consumatori globali. Mi riferisco ovviamente all’alimentazione, all’arredo, all’automazione, all’abbigliamento e all’alto di gamma in generale, incluso il sistema energetico. Abbiamo individuato le cinque nuove frontiere su cui puntiamo la nostra azione industriale nazionale ed europea e le abbiamo descritte nel Libro Bianco del Made in Italy 2030, pubblicato qualche settimana fa”.
La Space Economy e la “casa degli astronauti” a Torino
L’impegno istituzionale per la Space Economy parte da una delega specifica e da un coordinamento che coinvolge i massimi livelli di governo. “Fin dall’inizio della legislatura, su preciso mandato del Presidente del Consiglio, che ha conferito la delega all’Autorità delegata e al Ministro della Difesa Guido Crosetto, abbiamo intrapreso un percorso specifico sulla Space Economy. Il Presidente Giorgia Meloni presiede il Comint e, fin da subito, abbiamo ricevuto l’indicazione di utilizzare appieno le risorse del Pnrr”, ha ricordato il Ministro.
I numeri del settore confermano la capillarità di questa industria: “La Space Economy è un settore che oggi coinvolge circa novecento imprese nel nostro Paese. Lo sviluppo dei distretti industriali è ormai una realtà certificata in quindici o sedici regioni italiane, coinvolgendo non solo il Nord, ma anche il Centro e il Sud. Quella dello spazio è una dimensione in cui l’Italia è particolarmente vocata su tutto il territorio nazionale“. Secondo Urso, questa ramificazione è una garanzia di stabilità: “Il comparto della Space Economy è tra quelli con il maggior potenziale di sviluppo per le imprese del Made in Italy. Siamo convinti che questo settore possa diversificare ulteriormente il sistema produttivo italiano, sfruttando le sue capacità di resilienza e rilancio. L’Italia vanta la maggiore diversificazione industriale tra i Paesi occidentali, sia per settori produttivi che per mercati; questo ci permette di resistere meglio alle crisi e di cogliere le opportunità che il futuro ci riserva“.
Uno dei punti più suggestivi riguarda la costruzione dei moduli abitativi per la Luna. Urso ha voluto richiamare la storia e le prospettive future: “‘Abitare la Luna’ non è solo uno slogan, ma una reale opportunità. Ciò che mi ha colpito nelle relazioni degli astronauti e dei vertici della Difesa è come l’ottica sia cambiata: prima si guardava alla Luna dalla Terra, oggi si inizia a guardare la Terra dalla Luna. Quest’ultima viene concepita come un’estensione del nostro pianeta, un’avventura umana iniziata decenni fa. Ricordiamo che a Washington abbiamo recentemente celebrato il centenario della nascita di Rocco Petrone, il direttore del programma Apollo che portò l’uomo sulla Luna. È stato un orgoglio vedere come l’Italia e gli Stati Uniti abbiano saputo gestire quel programma, e come oggi l’amministrazione americana, attraverso il nuovo responsabile della NASA, Bill Nelson, abbia dato un nuovo impulso politico per cambiare la strategia: puntare direttamente alla costruzione dei primi moduli abitativi sul suolo lunare“.
L’industria piemontese sarà il cuore pulsante di questo progetto: “L’Italia partecipa pienamente con le proprie potenzialità agli accordi sullo Spazio, in coordinamento con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e gli altri partner del continente. I moduli abitativi permanenti, dove vivranno e lavoreranno gli astronauti, saranno realizzati in Italia, a Torino, all’interno della filiera industriale piemontese che coinvolge imprese come Thales Alenia Space. Questo progetto è affascinante e ispiratore per il Paese e per i nostri giovani. Ci apprestiamo a costruire la ‘casa degli astronauti’ grazie alla scienza e alle imprese italiane. L’auspicio è che uno dei primi astronauti a camminare e abitare in modo permanente sulla base lunare sia un italiano“.
In conclusione, il Ministro ha ribadito il valore di questa sfida per le generazioni a venire: “Abitare lo Spazio è una sfida che l’Italia è pronta a cogliere. Grazie alla nostra partecipazione alla colonizzazione del nostro satellite, potremo aprire la strada alle future generazioni. Le imprese italiane e la nostra storia di popolo di esploratori ci spingono a guardare sempre oltre, verso lo spazio fisico, digitale e scientifico, creando le condizioni affinché l’Italia faccia un altro grande salto nella sua evoluzione tecnologica ed economica“.


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