Sono passate 3 settimane da quando le acque del Trigno hanno inghiottito l’auto su cui viaggiava Domenico Racanati, il 53enne pescatore di Bisceglie disperso dal 2 aprile dopo il crollo del ponte sulla statale 16 sul Trigno, in Molise. Le ricerche non hanno dato esito finora ma la famiglia non si arrende e chiede che venga fatta giustizia e che le ricerche non si fermino, mentre si inizia a parlare di ricostruzione del viadotto. “Non esiste ricostruzione che possa iniziare davvero senza prima restituire ciò che è stato tolto“, ha scritto sui social Angelica, figlia di Domenico, mentre le ricerche proseguono tra fiume, foce e mare. L’appello arriva dopo le dichiarazioni del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che alla Camera ha parlato di risorse e commissariamento per accelerare la ricostruzione del viadotto crollato.
Una prospettiva che la famiglia contesta. “Si parla di milioni, di tempi, di progetti. Ma per noi tutto questo non ha senso finché mio padre non torna a casa. Finché non sappiamo cosa è successo davvero“, scrive la figlia, “il dolore non si misura in cifre e non si colma con annunci. Il dolore chiede verità. Chiede presenza. Chiede umanità”, “non chiediamo altro che ciò che è giusto: riportare mio padre a casa e fare piena luce su quanto accaduto”.
Le ricerche continuano
Intanto le operazioni di ricerca proseguono nello specchio di mare davanti alla foce del Trigno e lungo il litorale tra Montenero di Bisaccia e Petacciato, con una motovedetta della Guardia Costiera di Termoli impegnata nelle perlustrazioni. L’inchiesta della Procura di Larino sul crollo del viadotto resta aperta.


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