L’attesa è ormai giunta al termine per uno degli eventi più significativi della storia moderna dell’esplorazione spaziale: la missione Artemis II della NASA è pronta a riportare l’umanità nell’orbita lunare dopo oltre 50 anni di assenza. Questo storico viaggio non rappresenta solo un ritorno al passato, ma segna l’inizio di una nuova era tecnologica e scientifica, ponendo le basi fondamentali per una presenza umana duratura sulla Luna e, in prospettiva, per le future spedizioni verso Marte. A bordo della navicella Orion, un equipaggio d’eccezione composto dal comandante Reid Wiseman, dal pilota Victor Glover e dagli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen, si prepara a compiere un’impresa che spingerà i confini della nostra conoscenza. Con il conto alla rovescia già in corso e il mondo intero col fiato sospeso, questa missione incarna il culmine di anni di sforzi ingegneristici, promettendo di ispirare un’intera nuova generazione di sognatori e scienziati mentre ci spingiamo sempre più lontano nel cosmo profondo.
Cos’è la missione Artemis II e cosa rappresenta
Artemis II è il primo volo con equipaggio del programma Artemis della NASA. Dopo il successo della missione senza equipaggio Artemis I, questo viaggio di circa 10 giorni ha lo scopo di testare in condizioni reali i sistemi di supporto vitale, di comunicazione e di navigazione della navicella spaziale Orion e del gigantesco razzo Space Launch System (SLS). Questa missione rappresenta un ponte fondamentale tra l’esplorazione in bassa orbita terrestre e la creazione di una base lunare permanente. Non ci sarà un allunaggio, ma l’equipaggio effettuerà una traiettoria di “ritorno libero” che li porterà a fiondarsi attorno alla faccia nascosta della Luna. Così facendo, si spingeranno a una distanza massima di circa 400mila km dalla Terra, battendo il record storico stabilito dall’equipaggio dell’Apollo 13 nel 1970 per la massima distanza mai raggiunta da esseri umani dal nostro pianeta.
Il conto alla rovescia
Il lancio di un razzo così complesso richiede una preparazione meticolosa. I team del Kennedy Space Center in Florida hanno iniziato il conto alla rovescia (chiamato orologio “L-Minus”) quasi 50 ore prima del decollo. I protocolli di lancio prevedono pause programmate (“holds”) per permettere ai tecnici di risolvere eventuali imprevisti e centrare la finestra di lancio con precisione millimetrica. In questo preciso momento, a 18 ore esatte dal lancio (L-18H), le operazioni stanno entrando in una fase critica: l’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS) – lo stadio del razzo che darà alla navicella la spinta finale verso la Luna – è stato appena acceso e preparato per il lancio (operazione completata tra L-20H15M e L-18H45M). Tra pochissime ore (a L-15H30M), tutto il personale non essenziale dovrà abbandonare il Complesso di Lancio 39B per ragioni di massima sicurezza.
Successivamente (L-13H15M), verrà attivato il Ground Launch Sequencer, il sistema automatizzato che prenderà il controllo delle ultime fasi del conto alla rovescia. A partire da circa 10 ore prima del lancio, i team daranno il via libera per iniziare a riempire i serbatoi del razzo SLS con milioni di litri di ossigeno liquido e idrogeno liquido a temperature criogeniche. Gli astronauti si dirigeranno verso la rampa di lancio circa 4 ore prima del decollo, per poi sigillarsi all’interno della capsula Orion.

Cronaca del lancio: i minuti cruciali
Il momento del lancio rappresenta il culmine di anni di preparazione e la fase più critica dell’intera missione Artemis II, in cui ogni singolo secondo è scandito da procedure irreversibili e calcoli millimetrici. Dal momento in cui gli astronauti si allacciano le cinture all’interno della capsula Orion fino alle prime, vitali manovre orbitali, il mondo tratterrà il respiro seguendo una coreografia ingegneristica senza precedenti. In questa delicatissima finestra temporale, i sistemi automatizzati e il team di controllo a terra lavorano in perfetta sinergia per gestire le immense pressioni e le temperature estreme generate dai motori del possente razzo SLS. Per comprendere appieno la complessità di questa impresa titanica e il livello di precisione richiesto, è fondamentale analizzare nel dettaglio l’esatta sequenza degli eventi, esaminando gli orari precisi e le azioni specifiche che precedono il boato del decollo e i primissimi istanti della fuga dalla gravità terrestre.
Verso il decollo (il conto alla tovescia: T-Minus)
La fase finale di preparazione vede l’equipaggio e i sistemi di bordo entrare in modalità di volo:
- L-4 ore (T-4H) – Il comandante Wiseman, il pilota Glover e gli specialisti Koch e Hansen entrano finalmente nella capsula Orion, accomodandosi sui loro sedili mentre si trovano in cima a un razzo carico di oltre 2,65 milioni di litri di carburante criogenico;
- T-10 minuti – Il Ground Launch Sequencer (GLS), il computer di terra, prende il controllo e avvia la sequenza del conto alla rovescia terminale. Da questo momento le procedure si fanno frenetiche,
- T-6 minuti – Lo stadio centrale del razzo inizia a essere pressurizzato per il volo, mentre la navicella Orion viene scollegata dall’alimentazione di terra e passa all’energia delle proprie batterie interne. Vengono armati i sistemi per l’ascesa;
- T-4 minuti – Si avviano le unità di potenza ausiliaria (APU) dello stadio centrale;
- T-33 secondi – Il GLS invia il comando definitivo: il controllo passa al computer di volo del razzo, attivando il sequenziatore di lancio automatico;
- T-10 secondi – Viene inviato il comando per l’avvio dei motori dello stadio centrale;
- T-6,36 secondi – Una pioggia di scintille accende i gas di scarico e i quattro possenti motori principali RS-25 prendono vita, generando una spinta spaventosa;
- T-0 (liftoff) – Accensione dei booster laterali a combustibile solido, separazione dei cavi ombelicali dalla torre di lancio e decollo. Il viaggio di Artemis II ha ufficialmente inizio.
La fuga dalla Terra (dopo il decollo: T-Plus)
Subito dopo aver lasciato la rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center (in appena 6,5 secondi), l’equipaggio viene schiacciato sui sedili da una forza fino a 4 G. La sequenza di ascesa e immissione in orbita segue tappe rigorose:
- T+56 secondi – Il razzo SLS, in rapida ascesa verticale, rompe il muro del suono;
- T+2 minuti e 8 secondi – A un’altitudine di circa 48 km, i due imponenti booster a combustibile solido, ormai esauriti, vengono sganciati e ricadono nell’Oceano Atlantico. Vengono espulsi anche il sistema di interruzione del lancio e altre componenti non più essenziali, alleggerendo drasticamente il veicolo;
- T+8 minuti e 6 secondi – Avviene lo spegnimento dei motori principali (Main Engine Cutoff). A questo punto, lo stadio centrale del razzo si stacca e la capsula Orion, spinta solo dallo stadio superiore ICPS, si ritrova in un’orbita ellittica provvisoria e molto irregolare, con un apogeo (il punto più alto) di ben 2.250 km;
- T+49 minuti – Dopo un periodo in cui Koch e Hansen si slacciano per preparare le apparecchiature di base della navicella, avviene la prima manovra orbitale. I motori dell’ICPS si accendono per 1-2 minuti per innalzare il perigeo (il punto più basso dell’orbita) ed evitare che la navicella ricada verso la Terra;
- T+1 ora, 47 minuti e 57 secondi – Avviene una seconda accensione cruciale dell’ICPS, molto più lunga (circa 15 minuti), che proietta Orion in “un’orbita terrestre alta” con un apogeo estremo di 70mila km. Qui, l’orbita attorno alla Terra richiederà 23,5 ore per essere completata;
- T+3 ore, 24 minuti e 15 secondi – L’ICPS si separa dal resto della navicella. È in questo momento che il pilota Victor Glover prenderà per la prima volta i comandi manuali di Orion, iniziando un’ora di operazioni di prossimità per testare la manovrabilità del veicolo usando l’ICPS esaurito come bersaglio.

I 10 giorni di missione
Il volo di Artemis II sarà denso di attività, test e manovre. Ecco cosa aspetta l’equipaggio nei 10 giorni di permanenza nello Spazio:
Giorno 1: lancio e test in orbita terrestre
Dopo il decollo e la separazione dei propulsori, l’ICPS posizionerà la navicella Orion in un’alta orbita terrestre. L’equipaggio trascorrerà le prime 23 ore testando i sistemi vitali di Orion. Il pilota Victor Glover prenderà i comandi manuali della navicella per eseguire operazioni di prossimità (“prox ops”), utilizzando lo stadio ICPS esaurito come bersaglio per testare la manovrabilità di Orion, un’abilità cruciale per i futuri attracchi spaziali.
Giorno 2: iniezione translunare (TLI)
È il giorno della spinta decisiva. Christina Koch preparerà il sistema per l’Iniezione Translunare (TLI). Il motore principale si accenderà per scagliare Orion fuori dall’orbita terrestre e metterlo su una traiettoria di ritorno libero verso la Luna.
Giorni 3 e 4: in viaggio verso la Luna
Durante il transito, l’equipaggio effettuerà brevi accensioni dei motori per correggere la traiettoria. Condurranno dimostrazioni mediche (come la RCP a gravità zero), testeranno le comunicazioni di emergenza con il Deep Space Network e dedicheranno tempo a fotografare i corpi celesti fuori dagli oblò.
Giorno 5: ingresso nella sfera d’influenza lunare
La gravità della Luna diventerà predominante rispetto a quella terrestre. Gli astronauti testeranno le loro tute spaziali arancioni (Orion Crew Survival System), verificando la rapidità con cui possono indossarle e pressurizzarle in caso di emergenza.
Giorno 6: il sorvolo lunare (flyby)
Il momento clou della missione. L’equipaggio viaggerà tra i 6.400 e i 9.600 km dalla superficie lunare, sfrecciando dietro la faccia nascosta della Luna. Per 30-50 minuti ci sarà il silenzio radio totale con la Terra. Utilizzeranno questo tempo per scattare foto ad altissima risoluzione, registrare osservazioni e testare un nuovo sistema di comunicazione ottica via laser.
Giorni 7, 8 e 9: il ritorno
Usciti dall’orbita lunare, inizierà il viaggio di ritorno. Il Giorno 7 sarà di riposo, mentre nei giorni successivi l’equipaggio testerà la propria capacità di costruire un rifugio antiradiazioni all’interno della navicella usando le scorte disponibili, per proteggersi da eventuali brillamenti solari. Indosseranno anche indumenti a compressione per preparare il corpo al rientro gravitazionale.
Giorno 10: rientro infuocato e splashdown
La navicella Orion si separerà dal Modulo di Servizio Europeo e si tufferà nell’atmosfera terrestre all’incredibile velocità di 40mila km/h, sopportando temperature esterne fino a 1.650°C. L’avanzato scudo termico proteggerà l’equipaggio fino all’apertura dei paracadute, che freneranno la capsula a soli 27 km/h per un ammaraggio sicuro nell’Oceano Pacifico, dove le navi della Marina statunitense saranno pronte per il recupero, chiudendo così un capitolo fondamentale della nuova corsa allo Spazio.



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