Petrolio in forte rialzo: le tensioni nello Stretto di Hormuz spingono il Brent verso quota 100 dollari

Il Brent sfiora i 100 dollari al barile mentre cresce la pressione geopolitica nel Golfo Persico. Sale anche il gas in Italia con l’indice IGI a 40,69 €/MWh

I prezzi del petrolio hanno registrato un forte rialzo nella giornata di lunedì, spinti dalle nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran, che stanno alimentando timori di instabilità su scala globale. Il Brent con consegna a giugno ha raggiunto i 97 dollari al barile, segnando un incremento superiore al 7% rispetto alla settimana precedente. Parallelamente, anche il West Texas Intermediate (Wti), riferimento per il mercato statunitense, ha evidenziato una crescita simile, confermando una tendenza rialzista ormai consolidata. Solo a fine febbraio, prima dell’attuale escalation, il Brent veniva scambiato sotto i 70 dollari, evidenziando come la componente geopolitica abbia inciso profondamente sui mercati energetici. Gli operatori stanno reagendo con crescente preoccupazione, temendo possibili interruzioni dell’offerta in una delle aree più strategiche al mondo per il transito di greggio.

Lo Stretto di Hormuz e il rischio escalation nella guerra in Iran

Al centro delle tensioni si trova lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Proprio in questa area si è verificato l’episodio che ha riacceso i timori: la Marina statunitense ha sequestrato una nave iraniana, aumentando drasticamente il livello di scontro con Teheran. Questo evento si inserisce nel contesto più ampio della guerra in corso in Iran, un conflitto che, pur con dinamiche complesse e non sempre lineari, sta influenzando direttamente gli equilibri energetici globali. Il rischio principale percepito dagli investitori è che eventuali blocchi o attacchi nello stretto possano interrompere le forniture, causando ulteriori impennate dei prezzi. La situazione resta altamente volatile, con implicazioni non solo economiche ma anche strategiche per Europa, Stati Uniti e Asia, fortemente dipendenti dalle rotte energetiche del Golfo.

Gas in Italia: l’indice IGI torna a salire

Anche il mercato del gas registra segnali di tensione, con l’indice IGI (Italian Gas Index) che per il 20 aprile si attesta a 40,69 euro/MWh, in aumento rispetto ai 38,63 euro/MWh del giorno precedente. L’indice, elaborato quotidianamente dal Gestore dei Mercati Energetici (GME), rappresenta un importante riferimento per comprendere le dinamiche del gas in Italia. Il suo rialzo riflette indirettamente le preoccupazioni legate al contesto internazionale, dove l’instabilità in Medio Oriente continua a esercitare pressioni sui prezzi dell’energia. L’IGI si configura come uno strumento fondamentale per operatori e aziende, sia per attività di hedging sia per la definizione di contratti di fornitura. In un contesto di crescente incertezza, la trasparenza e la replicabilità dell’indice diventano elementi cruciali per orientarsi in un mercato sempre più influenzato da fattori geopolitici oltre che economici.