Il dibattito spaziale si riaccende tra i corridoi del Senato americano, dove Jared Isaacman, attuale amministratore della NASA, ha lanciato una sfida che sa di nostalgia e rivoluzione scientifica. Durante un’audizione sul bilancio per il 2027, l’imprenditore miliardario ha risposto con fermezza alle domande del senatore Jerry Moran, schierandosi apertamente a favore del ritorno di Plutone nell’Olimpo dei pianeti principali del Sistema Solare. Oltre a una semplice preferenza estetica o a un viscerale attaccamento emotivo alla storia dell’astronomia a stelle e strisce, questa mossa rappresenta una vera e propria strategia istituzionale che l’agenzia spaziale sta già mettendo nero su bianco. Isaacman ha infatti rivelato che i suoi uffici stanno elaborando dei documenti tecnici da sottoporre alla comunità scientifica internazionale, con l’obiettivo dichiarato di scardinare quella decisione del 2006 che aveva declassato la scoperta di Clyde Tombaugh a semplice pianeta nano.
L’eredità di Tombaugh e l’incoerenza dei criteri IAU
Plutone occupa un posto speciale nella cultura scientifica globale, essendo l’unico pianeta scoperto da un cittadino statunitense, Clyde Tombaugh, nel lontano 1930. La decisione dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) di strappargli il titolo 20 anni fa si basava su 3 criteri rigidi: orbitare attorno al Sole, possedere una massa sufficiente per assumere una forma sferica e aver “pulito” la propria orbita dai detriti. Proprio su quest’ultimo punto si concentra la critica di Isaacman e dei sostenitori di Plutone.
Il piccolo mondo ghiacciato condivide infatti il suo spazio nella fascia di Kuiper con numerosi altri corpi celesti, ma i difensori del pianeta sottolineano un’evidente disparità di trattamento. Anche la Terra e Giove, infatti, condividono i propri percorsi orbitali con migliaia di asteroidi, eppure nessuno mette in discussione il loro status. Isaacman intende riportare la discussione su un piano di coerenza scientifica, garantendo che il lavoro di Tombaugh riceva nuovamente il riconoscimento che merita.
Le prove di New Horizons e il futuro del Sistema Solare
A dare forza alla battaglia della NASA contribuiscono i dati straordinari raccolti dalla sonda New Horizons durante lo storico passaggio del 2015. Quelle immagini hanno rivelato un mondo incredibilmente dinamico, caratterizzato da catene montuose imponenti, vasti ghiacciai di azoto e una formazione a forma di cuore diventata iconica, battezzata ufficialmente Tombaugh Regio. La complessità geologica mostrata da Plutone è superiore a quella di molti altri corpi celesti, rendendo il suo declassamento ancora più difficile da accettare per una parte della comunità astronomica.
Nonostante la determinazione di Isaacman, l’ultima parola spetta sempre alla IAU, l’autorità globale che definisce i corpi celesti. Tuttavia, con il capo dell’agenzia spaziale più importante del mondo che spinge per un cambio di rotta, la pressione per una revisione dei criteri non è mai stata così alta. Resta da vedere se la scienza ufficiale sarà pronta a riabbracciare il nono pianeta o se Plutone rimarrà, ancora per molto tempo, l’outsider più amato dello Spazio.


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