Sindrome di Rett: da uno studio italiano nuove strade per la terapia genica

Rilevanti implicazioni per lo sviluppo di nuove terapie per la Sindrome di Rett, una patologia del neurosviluppo causata dalla perdita di funzione dell’omonimo gene

Una ricerca interamente italiana fa nuova luce sul funzionamento del gene legato alla Sindrome di Rett, rara malattia del neurosviluppo che colpisce prevalentemente le bambine ed è causata dalla perdita di funzione del gene gene MECP2. La patologia è caratterizzata da una progressiva regressione delle capacità motorie e del linguaggio, oltre che da una marcata riduzione dell’interazione sociale. Ad oggi, non esistono terapie in grado di bloccarne o invertirne il decorso. Lo studio è stato condotto da un team del Consiglio nazionale delle ricerche, in particolare dell’Istituto di neuroscienze (Cnr-In) e dell’Istituto di tecnologie biomediche (Cnr-Itb) di Milano, in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.

Guidati dai ricercatori Vania Broccoli e Mirko Luoni, gli scienziati hanno scoperto una funzione finora sconosciuta della proteina MeCP2, con possibili ricadute future sul piano terapeutico. In particolare, è emerso che MeCP2 non agisce solo come regolatore repressivo, ma può anche attivare geni fondamentali per lo sviluppo dei neuroni, collaborando con il complesso epigenetico SWI/SNF, coinvolto nell’accesso al DNA. Le analisi genomiche hanno inoltre permesso di identificare i principali bersagli della proteina, cruciali per il differenziamento e la maturazione funzionale dei neuroni. Un aspetto sorprendente riguarda il fatto che questo meccanismo è attivo soprattutto nelle fasi dello sviluppo cerebrale, mentre risulta molto meno rilevante nei neuroni adulti. Ciò spiegherebbe perché le cellule nervose mature tollerino livelli più elevati di MeCP2 rispetto ad altri tipi cellulari.

Sindrome di Rett
Immagine della localizzazione di MeCP2 (in verde) nel nucleo dei neuroni in vitro (in rosso)

Per anni, la comunità scientifica ha ritenuto che un eccesso di MeCP2 potesse essere dannoso quanto la sua carenza, contribuendo a rallentare lo sviluppo di strategie di terapia genica volte a ripristinare la funzione del gene MECP2 nel cervello delle pazienti. Questo timore ha rappresentato un importante limite nella valutazione della sicurezza di tali approcci”, spiega Vania Broccoli, coordinatore dello studio. “I nuovi risultati ribaltano questo paradigma: l’effetto tossico di livelli elevati di MeCP2 non è universale, ma dipende dal contesto cellulare e non si applica ai neuroni, le cellule chiave nella patologia. Questo cambio di prospettiva amplia significativamente la finestra terapeutica e apre la strada a strategie di terapia genica più efficaci e sicure”.

Attualmente, solo due approcci di terapia genica per la sindrome di Rett hanno raggiunto la fase clinica. Tuttavia, questa scoperta potrebbe accelerare lo sviluppo e la validazione di nuove soluzioni terapeutiche, facilitandone il passaggio verso la sperimentazione clinica”, aggiunge Mirko Luoni.

Sindrome di Rett
Immagine della localizzazione di MeCP2 (in verde) nel cervello adulto