SPHEREx mappa i “ghiacciai interstellari”: ecco da dove viene l’acqua della Terra | FOTO

La missione NASA rivela la distribuzione del ghiaccio nelle nubi molecolari della Via Lattea, aprendo nuovi scenari sulle origini chimiche della vita

  • SPHEREx 2
    Credit: NASA/JPL-Caltech/IPAC/Hora et al.
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    Credit: NASA/JPL-Caltech/IPAC/Hora et al.
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La missione SPHEREx della NASA ha segnato un punto di svolta fondamentale nello studio del cosmo, mappando per la prima volta la distribuzione dei ghiacci interstellari su una scala senza precedenti. Attraverso l’uso di uno spettrofotometro all’avanguardia, i ricercatori hanno identificato vaste riserve di acqua, anidride carbonica e monossido di carbonio intrappolate all’interno di nubi molecolari giganti che si estendono per oltre seicento anni luce. Queste strutture ghiacciate, situate nel cuore della nostra galassia, fungono da veri e propri depositi chimici necessari per la formazione di futuri sistemi planetari. I dati raccolti dimostrano che l’acqua presente negli oceani terrestri e nelle comete del nostro sistema solare ha radici profonde in queste regioni remote dello Spazio. Grazie alla capacità di osservare l’universo in 102 sfumature di infrarosso, il telescopio spaziale ha fornito una mappa tridimensionale che svela i segreti della materia oscura e polverosa dove nascono le stelle. Questo studio, recentemente pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal, getta nuova luce sui processi chimici primordiali che rendono abitabili i nuovi mondi.

Una tecnologia a 102 colori per leggere l’invisibile

L’osservatorio SPHEREx (Spectro-Photometer for the History of the Universe, Epoch of Reionization, and Ices Explorer), lanciato nel marzo 2025, ha completato la sua prima mappatura completa del cielo infrarosso. A differenza dei telescopi James Webb o Spitzer, progettati per osservare regioni specifiche con grande dettaglio, SPHEREx è il primo strumento ideato per eseguire una scansione spettrale a grande scala dell’intera volta celeste. Questa capacità permette di analizzare la distribuzione spaziale dei ghiacci con una precisione mai vista prima. Joseph Hora, astronomo del Center for Astrophysics (CfA) presso Harvard & Smithsonian, ha spiegato che la missione sfrutta la luce diffusa di fondo che attraversa le nubi di polvere lungo il piano galattico. Mentre in passato si cercavano i ghiacci osservando singole stelle luminose usate come “riflettori”, oggi SPHEREx riesce a vedere come queste molecole siano sparse in modo capillare all’interno delle immense nubi di gas e polvere.

I “ghiacciai interstellari” che alimentano nuovi mondi

Lo studio si è concentrato in particolare sulle regioni della costellazione del Cigno (Cygnus X) e della Nebulosa Nord America. I dati confermano che il ghiaccio si forma sulla superficie di minuscole particelle di polvere, grandi quanto i residui del fumo di una candela. Queste aree dense proteggono le molecole dalle intense radiazioni ultraviolette emesse dalle stelle nascenti, permettendo l’accumulo di acqua e anidride carbonica. Phil Korngut, del Caltech, ha paragonato questi complessi congelati a dei “ghiacciai interstellari” pronti a rifornire di acqua i nuovi sistemi solari in formazione. L’idea centrale è che questo materiale possa “piovere” sui pianeti nascenti, portando con sé gli ingredienti fondamentali per il supporto della vita.

Fattori ambientali e formazione chimica

Attraverso la visione d’insieme di SPHEREx, gli scienziati possono ora studiare come i diversi fattori ambientali influenzino la velocità di formazione del ghiaccio. Gary Melnick, coautore dello studio, ha sottolineato come la missione permetta di rilevare le diverse reazioni di acqua e anidride carbonica agli stimoli esterni, come il calore o la luce ultravioletta delle stelle massicce vicine. Queste osservazioni rappresentano solo l’inizio di un viaggio esplorativo che durerà anni. La comprensione della fisica del mezzo interstellare e dei processi che portano alla nascita di stelle e pianeti è ora più vicina, offrendo una risposta scientifica alla domanda su come le molecole essenziali per la vita vengano consegnate ai mondi appena nati.