Ogni anno l’Italia perde produzione agricola per un valore stimato di 1,2 miliardi di euro a causa della cementificazione e del degrado dei suoli fertili. Un dato allarmante, diffuso da Coldiretti su base Ispra, che arriva in occasione dell’Earth Day, celebrato il 22 aprile. Il fenomeno si inserisce in un contesto già fragile, segnato dalle tensioni internazionali e dall’aumento dei costi di produzione agricola, dai fertilizzanti al gasolio. Una combinazione che mette a rischio la sovranità alimentare del Paese. I numeri parlano chiaro. Secondo l’analisi di Coldiretti su dati Istat, tra il 2000 e il 2020 la superficie agricola italiana è passata da 18,8 a 16,1 milioni di ettari, con una perdita netta di 2,7 milioni di ettari. Una contrazione che non riguarda solo la produzione alimentare, ma incide profondamente sulla tutela del territorio.
Il consumo di suolo e i rischi idrogeologici
Il consumo di suolo, infatti, contribuisce ad aggravare i rischi idrogeologici. L’ultimo rapporto Ispra del 2025 registra quasi 84 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Cantieri e impianti fotovoltaici risultano tra i principali fattori di questa trasformazione. L’espansione delle aree urbanizzate impedisce al terreno di assorbire l’acqua piovana, favorendo il deflusso superficiale e aumentando il rischio di alluvioni e frane. Oggi oltre il 90% dei Comuni italiani è esposto a pericoli idrogeologici, in un quadro reso ancora più critico da eventi climatici estremi, precipitazioni intense e anomalie stagionali sempre più frequenti.
Una doppia sfida
Di fronte a questo scenario, Coldiretti sottolinea l’urgenza di proteggere il patrimonio agricolo nazionale e i suoli produttivi, valorizzando il ruolo economico, sociale e culturale delle aziende rurali, soprattutto nelle aree interne. Tra le priorità indicate c’è l’approvazione della legge sul consumo di suolo, attualmente ferma in Parlamento, considerata uno strumento chiave per la tutela del territorio. L’intervento però non può limitarsi alle campagne. Anche le città sono chiamate a fare la loro parte. Il verde urbano, oggi, copre appena il 3% delle superfici comunali, mentre i parchi attrezzati rappresentano quote ancora più ridotte.
Per questo Coldiretti lancia un appello alle amministrazioni pubbliche affinché investano in alberi e spazi verdi, fondamentali non solo per la qualità dell’aria e la riduzione delle emissioni, ma anche per la salute dei cittadini, la biodiversità e il contenimento delle temperature urbane. La sfida è duplice: fermare il consumo di suolo e ripensare il rapporto tra ambiente, città e agricoltura. Perché dalla salute della terra dipende, sempre più, anche quella delle persone.


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