Sversamento nel Golfo del Messico, il Governo ammette: origine nelle infrastrutture Pemex

Dopo settimane di smentite, le autorità riconoscono la perdita di idrocarburi vicino alla piattaforma Abkatún; sospesi tre funzionari e avviata un’indagine

Dopo settimane di incertezze e versioni contrastanti, il Governo messicano ha finalmente riconosciuto che il vasto sversamento di petrolio che ha colpito il Golfo del Messico a partire da febbraio ha avuto origine in impianti della compagnia statale Petróleos Mexicanos (Pemex). La conferma arriva al termine delle indagini condotte da un gruppo interdisciplinare istituito per affrontare l’emergenza ambientale. Secondo quanto dichiarato ufficialmente, esistono prove che indicano una fuoriuscita di idrocarburi nelle vicinanze della piattaforma Abkatún Cantarell, uno dei principali complessi petroliferi offshore del Paese. Tuttavia, resta ancora sconosciuto il volume totale del greggio disperso in mare.

Le indagini e la svolta

La svolta arriva dopo che, per settimane, autorità federali e locali avevano escluso responsabilità dirette delle infrastrutture Pemex, attribuendo inizialmente le cause a una nave privata o a fenomeni naturali. Solo in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta giornalistica e all’intervento diretto del presidente Claudia Sheinbaum, è stata avviata un’indagine più approfondita. Le verifiche hanno portato alla luce una perdita in un oleodotto rilevata l’8 febbraio e riparata 10 giorni dopo. Il direttore di Pemex, Víctor Rodríguez Padilla, ha ammesso che si trattava di una perdita precedentemente negata dai settori operativi dell’azienda. In conseguenza di ciò, 3 funzionari sono stati rimossi dai loro incarichi, tra cui responsabili della sicurezza ambientale e della gestione delle emergenze marine. L’episodio coincide con quanto già emerso da fonti indipendenti: una nave incaricata della manutenzione di condotte sottomarine avrebbe stazionato per circa 200 ore sopra un oleodotto attivo nel giacimento di Cantarell, proprio nei giorni in cui venivano rilevate le prime macchie di petrolio.

L’impatto ambientale

L’impatto ambientale è stato significativo. Le chiazze di greggio si sono estese lungo gran parte della costa del Golfo, coinvolgendo gli Stati di Tabasco, Veracruz e Tamaulipas. Le comunità locali, fortemente dipendenti dalla pesca e dal turismo, hanno denunciato gravi danni economici, mentre gli ecosistemi costieri e marini hanno subito pesanti conseguenze. Le autorità hanno avviato operazioni di contenimento e bonifica, dichiarando di aver ripulito decine di siti di nidificazione delle tartarughe e di monitorare le aree naturali protette. Secondo i dati ufficiali, la maggior parte delle barriere coralline non mostrerebbe contaminazioni evidenti, ma restano timori sull’impatto a lungo termine. Parallelamente, è stata annunciata la creazione di un Osservatorio del Golfo del Messico, con l’obiettivo di migliorare i sistemi di allerta precoce e prevenire futuri disastri ambientali. Intanto, l’Agenzia per la Sicurezza, Energia e Ambiente ha presentato una denuncia contro ignoti per accertare le responsabilità dello sversamento avvenuto nel febbraio 2026.