Nel primo pomeriggio di oggi, precisamente alle ore 13:46, la terra ha tremato a Reggio Calabria, destando l’attenzione della popolazione locale nonostante l’entità contenuta del fenomeno. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato una scossa di terremoto di magnitudo 2.5, localizzata a una profondità di 15.0 chilometri. L’epicentro è stato individuato nell’area collinare della città, con precisione chirurgica nella zona di Mosorrofa, situata a breve distanza dall’abitato di Terreti. Sebbene l’energia sprigionata non sia stata tale da causare danni a persone o strutture, la percezione è stata netta in diversi quartieri, confermando ancora una volta come il sottosuolo calabrese sia in costante e inarrestabile mutamento.
Le segnalazioni dei cittadini e il monitoraggio dell’INGV
Il servizio istituzionale Hai Sentito il Terremoto dell’INGV è entrato immediatamente in funzione, raccogliendo i dati inviati direttamente dai cittadini attraverso i questionari macrosismici. In breve tempo, sono pervenute oltre 20 segnalazioni provenienti dal cuore di Reggio Calabria, segno che il risentimento è stato chiaramente avvertito dai residenti, specialmente da chi si trovava ai piani alti degli edifici. Non sono mancate comunicazioni da altri centri della provincia come Villa San Giovanni, Scilla, Laganadi e Santo Stefano in Aspromonte, a dimostrazione di come le onde sismiche si siano propagate lungo la dorsale aspromontana e verso la costa tirrenica. La raccolta di questi dati è fondamentale per mappare l’intensità del sisma sul territorio e per affinare i modelli di risposta sismica locale in una delle aree più monitorate del Mediterraneo.
La dinamica tettonica e il contesto geologico di Mosorrofa
La scossa odierna si inserisce in un quadro geologico di estrema complessità, caratterizzato dal movimento della placca africana che preme contro quella euroasiatica. La zona di Mosorrofa e le colline di Reggio Calabria sono parte integrante del cosiddetto Arco Calabro, una struttura geologica a forma di arco che sta subendo un processo di estensione e sollevamento tuttora in corso. La profondità di 15 chilometri suggerisce che l’ipocentro sia localizzato all’interno della crosta superiore, dove le tensioni accumulate lungo le fratture delle rocce vengono rilasciate sotto forma di energia elastica. Sebbene un evento di magnitudo 2.5 sia considerato strumentale o lievissimo, la sua occorrenza in un’area così densamente popolata è un promemoria della vitalità delle faglie attive che sottendono l’intera provincia reggina.
Il rischio sismico nella macroarea dello Stretto di Messina
Parlare di un terremoto a Reggio Calabria significa confrontarsi con il rischio sismico più elevato d’Italia. La città sorge su un sistema di fratture crostali che definiscono la faglia dello Stretto, un complesso reticolo di discontinuità capaci di generare eventi di grande intensità. Il territorio è caratterizzato da una sismicità diffusa, dove piccoli eventi come quello odierno si alternano a lunghi periodi di apparente calma che però non devono trarre in inganno. La vulnerabilità del sito è accentuata dalla natura dei suoli, che in alcune zone possono produrre fenomeni di amplificazione sismica, rendendo anche scosse minori percepibili in modo distinto dalla popolazione. La prevenzione e la conoscenza delle strutture geologiche locali rimangono le uniche difese efficaci in un contesto dove il sottosuolo è destinato, per natura, a muoversi.
Precedenti storici e le faglie più pericolose del territorio
La memoria storica di Reggio Calabria è profondamente segnata dai grandi eventi del passato, come il catastrofico terremoto del 1908 o la sequenza del 1783, che hanno ridisegnato il volto della città e dell’intera Calabria meridionale. Le faglie più pericolose che circondano l’area urbana includono la faglia di Armo, che corre non lontano dall’epicentro odierno, e il sistema di faglie a mare nello Stretto. Queste strutture sono in grado di accumulare enormi quantità di stress tettonico per secoli prima di rilasciarlo violentemente. L’evento odierno a Mosorrofa, pur essendo di entità trascurabile in termini di danni, conferma che le tensioni crostali sono attive e che il monitoraggio costante è essenziale per comprendere l’evoluzione della pericolosità sismica regionale e garantire una cultura della sicurezza sempre più consapevole.



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