Una scossa di terremoto è stata registrata questa mattina, venerdì 17 aprile 2026, nelle acque del Tirreno Meridionale, interessando il tratto di mare antistante la costa calabrese tra le località di Paola e Amantea. L’evento sismico, rilevato con precisione dalla Sala Sismica dell’INGV di Roma alle ore 07:16, ha avuto magnitudo ML 3.5. Nonostante la magnitudo moderata, il dato tecnico più rilevante riguarda l’ipocentro, localizzato alla considerevole profondità di 269 km. Il sisma si è verificato a circa 54 km a Ovest della città di Cosenza, a 67 km da Lamezia Terme e 91 km da Catanzaro. Data la profondità estremamente elevata, la scossa non è stata avvertita dalla popolazione costiera e non si segnalano danni strutturali o disagi nei centri abitati limitrofi, confermando la natura profonda dei movimenti sismici che caratterizzano ciclicamente questo specifico settore del bacino tirrenico meridionale.
La geodinamica del Tirreno: perché si verificano questi eventi
Il verificarsi di terremoti così profondi in quest’area del Tirreno è legato a una complessa struttura geologica nota come piano di Benioff. In questa regione, la placca Ionica (parte della placca Africana) scivola al di sotto della microplacca Calabrese e del bacino del Tirreno in un processo chiamato subduzione. Mentre la litosfera ionica affonda nel mantello terrestre, subisce forti tensioni meccaniche che causano rotture nelle rocce anche a centinaia di km di profondità. Questi terremoti “profondi” sono strutturalmente diversi da quelli che avvengono sulla terraferma lungo le faglie appenniniche: l’elevata distanza dalla superficie permette alle onde sismiche di attenuarsi notevolmente prima di raggiungere le aree abitate, rendendo questi eventi spesso strumentali o solo lievemente percepibili.
Sismicità storica e caratteristiche del settore calabrese
Il settore del Tirreno Meridionale è una delle aree sismicamente più attive del Mediterraneo, caratterizzata da una doppia natura. Storicamente, la Calabria è stata colpita da eventi superficiali catastrofici (come i terremoti del 1783, 1905 e 1908), legati alla distensione della catena appenninica. Tuttavia, la sismicità profonda nel mare è una costante monitorata con attenzione. I dati storici raccolti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia mostrano che scosse con ipocentri superiori ai 200 km sono estremamente frequenti in questo bacino. Sebbene raramente rappresentino un pericolo diretto per la popolazione o le infrastrutture, sono fondamentali per gli scienziati per mappare la geometria della placca in subduzione e comprendere l’evoluzione tettonica dell’intera penisola italiana. L’evento odierno rientra perfettamente in questo quadro di ordinaria attività geologica profonda.





Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?