Una scossa di terremoto si è verificata in Puglia alle 22:47 di oggi, sabato 4 aprile. I sismografi hanno registrato una scossa di magnitudo 3.2, con epicentro individuato 10km a nord di Lucera, in provincia di Foggia, e profondità di 11km. Non si segnalano danni a persone o cose. La scossa odierna si inserisce in un quadro sismico tutt’altro che eccezionale per il nord della Puglia. Eventi di questa intensità sono generalmente percepiti dalla popolazione ma raramente producono danni, soprattutto quando – come in questo caso – l’ipocentro si trova a una profondità intermedia (circa 11km).
Non è un episodio isolato: già nei primi mesi del 2026 diverse scosse simili sono state registrate nella stessa area del Foggiano, spesso senza conseguenze, a conferma di una sismicità “di fondo” costante ma moderata. Questo tipo di attività rappresenta, per i sismologi, il segnale di un territorio dinamico, dove le tensioni nella crosta terrestre vengono rilasciate frequentemente ma in modo non distruttivo.
Un territorio meno noto ma sismicamente attivo
Quando si parla di terremoti in Italia, il pensiero corre subito all’Appennino centrale o alla Calabria. Tuttavia anche la Puglia settentrionale, in particolare l’area della Capitanata e del Subappennino dauno, presenta una sua specifica identità sismica. Qui i terremoti sono generalmente di bassa o moderata intensità e spesso distribuiti in sciami, cioè sequenze di piccoli eventi ravvicinati nel tempo. Negli ultimi 30 giorni, ad esempio, nell’area di Lucera si sono registrati decine di eventi, per lo più di magnitudo inferiore a 3, segno di una continua attività microsismica.
Dal punto di vista geologico, questa zona si trova in una posizione particolare: è un’area di transizione tra la piattaforma adriatica e le strutture deformate dell’Appennino meridionale. Le faglie presenti non sono tra le più attive d’Italia, ma possono comunque generare terremoti anche percepibili.
La sismicità “adriatica”: una dinamica meno intensa ma costante
Le scosse che interessano il Foggiano rientrano spesso nella cosiddetta sismicità dell’area adriatica. Si tratta di un sistema complesso, caratterizzato da movimenti lenti e diffusi piuttosto che da grandi rotture improvvise. Gli esperti considerano questi eventi parte di una normale attività geologica: la crosta terrestre accumula energia e la rilascia gradualmente attraverso piccoli terremoti, evitando – almeno in molti casi – eventi più distruttivi.
Questa “sismicità diffusa” è tipica delle zone lontane dai margini principali delle placche tettoniche. Non si tratta di un’area completamente stabile, ma nemmeno di una zona ad altissimo rischio come altre regioni italiane.
I grandi terremoti storici della Daunia
Se oggi il territorio appare relativamente tranquillo, la storia racconta però episodi ben più drammatici. L’area della Daunia, che comprende gran parte dell’attuale provincia di Foggia, è stata colpita in passato da terremoti anche molto forti.
Uno degli eventi più significativi è il terremoto del 1361, con epicentro nell’area di Ascoli Satriano. Questo sisma raggiunse un’intensità devastante, pari al X grado della scala Mercalli, provocando crolli diffusi e numerose vittime.
Altri eventi importanti si verificarono nei secoli successivi, come il terremoto del 1627 nella Capitanata e quello del 1731 che colpì Foggia, confermando che, seppur meno frequente, la sismicità dell’area può manifestarsi anche con episodi severi.







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