Questa mattina, alle 07:48 ora italiana, la terra ha tremato nuovamente nel settore orientale del Mar Mediterraneo, coinvolgendo in particolare la fascia costiera meridionale della Turchia. Un terremoto magnitudo mb 4.8 è stato registrato dai sismografi INGV, con un epicentro localizzato in mare a una profondità ipocentrale piuttosto superficiale, stimata intorno ai 12 km. Data la magnitudo moderata e la distanza dalla terraferma, non si segnalano al momento danni significativi a persone o cose lungo le coste.
La complessa dinamica delle placche nel Mediterraneo Orientale
La zona colpita dal terremoto in Turchia oggi rappresenta uno dei nodi tettonici più complessi e attivi dell’intero bacino del Mediterraneo. L’area si trova in corrispondenza del margine di convergenza tra la placca Africana, che si muove verso Nord, e la microplacca Anatolica. Questo movimento genera una compressione continua che si scarica lungo importanti strutture geologiche come l’Arco Ellenico e l’Arco di Cipro. La subduzione della litosfera oceanica africana al di sotto di quella continentale eurasiatica crea tensioni enormi lungo le faglie, che vengono periodicamente rilasciate sotto forma di onde sismiche. In questo tratto specifico, la transizione tra regimi compressivi e trascorrenti rende la sismicità frequente e spesso superficiale, come dimostrato dalla profondità di soli 12 km rilevata per l’evento di questa mattina. La dinamica è influenzata anche dalla rotazione antioraria dell’intera penisola anatolica, che viene letteralmente “spinta” verso Ovest.
Una storia di grandi scosse tra mito e realtà
La sismicità storica del bacino orientale è documentata fin dall’antichità, con eventi che hanno cambiato il corso della storia e la conformazione delle città costiere. L’intero settore che va dall’isola di Rodi fino a Cipro è stato teatro in passato di terremoti estremamente violenti, alcuni dei quali capaci di generare tsunami localizzati ma devastanti. Nel corso dei secoli, questa regione ha subito scosse con magnitudo stimata superiore a 7.0, che hanno colpito ripetutamente la Licia e il Dodecaneso. La memoria storica conserva tracce di porti distrutti e intere comunità costrette a spostarsi verso l’interno per sfuggire alla furia della terra. Anche nel secolo scorso e nei primi decenni del 2mila, l’area ha mantenuto una vivacità sismica costante, con sequenze che possono durare settimane. La frequenza di eventi di magnitudo moderata conferma che il sistema di faglie sommerso è in perenne attività.





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