La guida alpina Pasquale Iannetti ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Teramo sulla gestione del rischio valanghe ai Prati di Tivo. Solo lo scorso 2 aprile, la storica località montana del Teramano è stata interessata da una grossa valanga che ha provocato danni all’omonimo residence e agli impianti della cabinoseggiovia. Nell’esposto, Iannetti denuncia decenni di pericoli noti e, a suo dire, sottovalutati dalle autorità competenti. Episodi significativi si sarebbero verificati già nel 1929, nel 1977, e poi periodicamente negli anni ’80 e ’90, fino all’evento dei giorni scorsi. L’esposto sottolinea come i punti di distacco e i percorsi delle valanghe siano ben individuati da tempo, essendo il rischio valanghe nell’area sottostante la parete nord del Corno Piccolo conosciuto da almeno un secolo.
Tutto ciò rende il fenomeno non solo prevedibile ma, in alcune condizioni, quasi certo. Lo dimostra anche l’intervento precauzionale (e provvidenziale) con cui il sindaco ha disposto l’evacuazione dell’area il giorno prima che si verificasse l’ultima valanga, proprio sulla base della valutazione del pericolo valanghe.
Il sistema di distacco artificiale O’BellX
Nel suo esposto, Iannetti parla anche del sistema di distacco artificiale O’BellX, installato con un investimento pubblico di circa due milioni di euro. Secondo la guida alpina, tali dispositivi sarebbero stati collocati in modo errato, “a metà pendio”, risultando inefficaci e addirittura danneggiati da eventi successivi. Ciò, secondo Iannetti, avrebbe prodotto un rilevante danno erariale, oltre a non garantire la sicurezza del territorio.
Ritardi amministrativi e gestione
Iannetti mette in evidenza anche ritardi amministrativi, mancate autorizzazioni e una gestione incerta delle competenze tra Provincia e Comune, con il risultato di lasciare la stazione sciistica priva di adeguate opere di difesa. Nonostante segnalazioni e avvisi inviati negli anni, le criticità non sarebbero mai state risolte in modo definitivo.
Da qui l’ipotesi di reato di “valanga colposa”, previsto dal codice penale per chi, anche per omissione, non adotta le misure necessarie a prevenire un pericolo noto per la pubblica incolumità. Ora spetterà alla magistratura verificare eventuali responsabilità e accertare se il disastro poteva essere evitato.

