A Prati di Tivo, sul versante teramano del Gran Sasso, la recente valanga del 2 aprile ha fortunatamente causato soltanto danni materiali senza coinvolgere vite umane, grazie a una scelta amministrativa lungimirante e tempestiva. Il sindaco Antonio Villani ha firmato un’ordinanza di evacuazione il giorno precedente l’evento, evitando una potenziale tragedia. Questo gesto ha riacceso il dibattito pubblico, specialmente tra le famiglie delle vittime di Rigopiano, che hanno commentato la decisione provvidenziale sui social. La memoria torna inevitabilmente a quel tragico gennaio 2017, quando nel residence gli ospiti vennero paradossalmente accompagnati verso la trappola mortale poche ore prima del distacco nevoso. La prevenzione sembra aver fatto la differenza in questa occasione, trasformando un possibile disastro in una notizia di cronaca locale senza vittime, sebbene le tensioni sulla gestione della sicurezza rimangano estremamente alte tra i residenti e gli esperti del settore montano.
Le denunce di Pasquale Iannetti
Come riportato dalla giornalista Rita Bartolomei sul suo blog, la guida alpina Pasquale Iannetti non nasconde la propria preoccupazione per la stabilità dell’area. Iannetti, che già nel 1999 aveva messo a verbale i rischi legati a Rigopiano, ha presentato un’ulteriore denuncia in Procura riguardante proprio Prati di Tivo. Come evidenzia Bartolomei, l’esperto sostiene che i punti di distacco e di accumulo delle valanghe siano noti da decenni e si ripetano in modo ciclico. Iannetti evidenzia come le autorità siano a conoscenza del pericolo per l’incolumità pubblica da lungo tempo, sottolineando che se questi fenomeni sono facilmente prevedibili, è necessario interrogarsi sulla reale efficacia delle misure adottate finora per proteggere i turisti.
I dubbi sui sistemi di distacco artificiale
Al centro della polemica ci sono i sistemi O’bellX, dispositivi per il distacco artificiale della neve costati circa 2 milioni di euro alla Provincia di Teramo. Iannetti contesta aspramente queste installazioni, ricordando che nel 2020 tre di esse furono distrutte proprio dalla forza della neve. Come riporta Bartolomei, la proposta della guida alpina è quella di passare al sistema Daisy bell, una tecnologia trasportata tramite elicottero che permetterebbe interventi più mirati e sicuri. L’obiettivo resta quello di superare la gestione emergenziale per approdare a un protocollo di sicurezza strutturale che garantisca la massima protezione in modo costante.


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