AO&Noi 2026: nuove prospettive terapeutiche per le acidurie organiche e la metilmalonica

Screening neonatale, trapianto e terapie geniche: come cambia la vita dei bambini con malattie metaboliche rare

Si è appena conclusa la seconda edizione di AO&Noi, il format dedicato al confronto tra medici e pazienti sulle acidurie organiche, un gruppo di oltre 60 malattie metaboliche ereditarie rare, autosomiche recessive, caratterizzate da errori congeniti del metabolismo. Queste patologie causano l’accumulo di acidi organici tossici, con scompenso metabolico che può portare a gravi conseguenze neurocognitive e complicanze come la cardiomiopatia. Tra le forme più note figurano la propionica, l’isovalerica e la metilmalonica, con quest’ultima al centro di AO&Noi2026.

Diagnosi precoce e screening neonatale: un vantaggio salvavita

“Che in Italia ci siano ancora tante differenze tra Nord, Centro e Sud è visibile a tutti, ma il protocollo diagnostico è uguale per tutti, è la forma di malattia che cambia a seconda della famiglia e dell’area geografica. L’importanza dello screening neonatale esteso su tutto il territorio nazionale, presente nei LEA (Livelli essenziali di assistenza) con la legge 167 del 2016, ha permesso una diagnosi già nella prima settimana di vita e di migliorare di gran lunga la prognosi di queste malattie”, spiega Alberto Burlina, Ricercatore universitario senior e consulente dell’AOU di Padova per le malattie metaboliche.

Il ricercatore precisa anche la diffusione di alcune forme: “l’acidemia metilmalonica con omocistinuria, dovuta al difetto della vitamina B12, registra 1 caso ogni 30-40.000 nati, la metilmalonica 1 ogni 80-90.000, lo stesso per la propionica, mentre per la glutarico aciduria di tipo 1 varia da regione a regione, ma circa 1 ogni 40.000″.

La dieta come parte integrante della terapia

Nelle acidurie organiche, la dieta non è solo supporto, ma vera e propria parte della terapia. “Non ne previene la progressione, permette di “frizzare” la malattia e la dietoterapia viene personalizzata sui bisogni nutrizionali del paziente in una stretta collaborazione medico-dietista”, sottolinea Burlina. Crescendo, i bambini mantengono fabbisogni nutrizionali specifici: “ma alla crescita non corrisponde un allargamento dell’intake proteico, perché il metabolismo è sempre limitato a un valore di apporto ridotto. Il paziente deve essere aiutato con le miscele di amminoacidi e con diete molto ricche in energia sotto forma di carboidrati e lipidi”.

La sfida principale, aggiunge, è mantenere un apporto proteico limitato, strettamente controllato dal medico e dalla famiglia, eccetto nelle forme mild, meno aggressive nei primi giorni di vita.

Gestione delle infezioni e scompenso metabolico

Il rischio maggiore per un paziente con aciduria organica non è la febbre in sé, ma la comparsa di sintomi gastrointestinali. “Ogni infezione deve essere controllata e, se necessita, anche curata propriamente con l’aggiunta non solo di antipiretici, ma anche di antibiotici. Ma il rischio infettivo principale per un paziente con aciduria organica è la comparsa di sintomi gastrointestinali. Di fronte a un vomito, il paziente va visto subito da un medico e spesso necessita di infusione reidratante per via venosa, perché la mancanza di calorie scompensa rapidamente l’organismo. Il vomito è, infatti, sempre l’inizio dello scompenso metabolico”, precisa Burlina.

Per altre forme di infezione, la febbre va abbassata per non modificare i fabbisogni energetici, e la diarrea gestita; nella maggioranza dei pazienti, infondere calorie è sufficiente per stabilizzare le condizioni.

Il trapianto di fegato: una terapia enzimatica sostitutiva

Il trapianto, inizialmente rivolto a cure epatiche tradizionali, oggi rappresenta una terapia enzimatica sostitutiva. “Esistono indicazioni che prevedono il trapianto in tempi relativamente brevi, entro i primi due anni di vita. L’obiettivo è migliorare il controllo metabolico, riducendo il rischio di scompensi metabolici e quindi il numero di ricoveri in ospedale. L’altro aspetto importante è prevenire o ridurre il pericolo di danno neurologico, migliorare la crescita perché spesso questi bambini hanno un ritardo di sviluppo, e inoltre ritardare o evitare che si vada incontro a complicazioni tardive della malattia, come l’insufficienza renale o la cardiomiopatia”, spiega Carlo Dionisi Vici, pediatra e Responsabile dell’UOC Malattie Metaboliche Ereditarie presso l’Ospedale IRCCS Pediatrico Bambino Gesù.

Il trapianto consente di ridurre il carico di malattia e migliorare la qualità di vita, anche se richiede terapia immunosoppressiva a vita e monitoraggio costante. Nel caso dell’acidemia metilmalonica, se esiste insufficienza renale di grado 3B-5, l’indicazione è per un trapianto combinato rene-fegato; altrimenti, il solo trapianto di fegato è raccomandato dai consensus internazionali.

Dal 2008, al Bambino Gesù sono stati eseguiti 94 trapianti, di cui 24 per acidurie organiche e 12 per metilmalonica, con 5 combinati fegato-rene. La sopravvivenza a medio termine raggiunge il 97% e la sopravvivenza d’organo il 100%. Dopo il trapianto, la dieta rimane controllata ma più flessibile, riducendo l’uso di alimenti medici speciali e somministrazioni enterali, mentre la terapia con carnitina prosegue.

Terapie geniche: il futuro della cura

Un passo ancora più innovativo riguarda la terapia genica. “A terapie innovative, che utilizzano il materiale genetico come farmaco e sono utili nei casi in cui la malattia è dovuta a un difetto di un singolo gene, come in molti casi nelle acidemie organiche o l’acidemia metilmalonica”, chiarisce Alessio Cantore, Professore associato all’Università Vita Salute San Raffaele e responsabile di un gruppo di ricerca presso l’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica.

Il team sta sviluppando vettori lentivirali per trasportare una copia corretta del DNA nelle cellule del fegato, integrandola stabilmente nei cromosomi e garantendo un effetto terapeutico potenzialmente duraturo per tutta la vita. Il progetto, attualmente in fase preclinica, punta a una sperimentazione clinica nei prossimi mesi.

AO&Noi 2026 conferma che la gestione delle acidurie organiche è complessa e richiede un approccio multidisciplinare, che combina screening neonatale precoce, dietoterapia personalizzata, trapianto di fegato e terapie geniche innovative. Le prospettive future offrono speranza concreta di migliorare la qualità di vita e la prognosi dei bambini affetti da queste malattie metaboliche rare.