Bioarchitettura e rigenerazione: a Rimini la sfida per un futuro olistico e sostenibile

L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura celebra 35 anni di attività lanciando il nuovo paradigma per la tutela dei territori fragili e il rivoluzionario progetto di recupero della cava di Lipari

Il settore dell’edilizia e della pianificazione territoriale vive oggi una fase di profonda trasformazione, spinta dalla necessità di rispondere con urgenza alla crisi climatica. In questo scenario, la città di Rimini è diventata il baricentro del dibattito nazionale ospitando la Convention INBAR ETS 2026 presso l’Hotel Sporting. L’evento non è stato solo un momento di celebrazione per il trentacinquesimo anniversario dalla costituzione dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, ma ha rappresentato l’occasione formale per presentare il tema portante dell’anno 2026: “BIOARCHITETTURA: Innovare la Tradizione, Progettare il Futuro“. Sotto la moderazione dell’architetto Elisabetta Dominijanni, appartenente all’Ufficio di Presidenza, i massimi esperti del settore si sono confrontati su come la progettazione sostenibile possa diventare il motore di una nuova consapevolezza ambientale e sociale.

Trentacinque anni di storia: l’INBAR celebra il futuro a Rimini

L’apertura dei lavori ha visto un forte coinvolgimento delle autorità locali e degli ordini professionali, a testimonianza di quanto la bioarchitettura sia ormai un pilastro fondamentale per lo sviluppo dei centri urbani. Per il Comune di Rimini è intervenuto l’assessore Mattia Mario Morolli, delegato ai Lavori Pubblici e alle Politiche per la Mobilità, affiancato dai rappresentanti della CNA sezione provinciale e dal Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Rimini, l’ingegnere Domenico Bordoni. La presenza delle istituzioni ha sottolineato l’importanza di una sinergia tra politica e tecnica per attuare una transizione ecologica che parta dai cantieri e dalle infrastrutture cittadine. La sessione inaugurale è stata poi guidata dal Presidente INBAR ETS, l’architetto Anna Carulli, insieme all’architetto Gio Dardano, con delega agli Affari Istituzionali, e all’architetto Giovanni Sasso, già Presidente Nazionale e oggi componente del Comitato Scientifico dell’Istituto, che hanno ripercorso i successi dell’associazione verso una cultura dell’abitare sano.

L’architettura olistica come risposta concreta al cambiamento climatico

Il cuore tecnico della convention si è sviluppato attraverso le relazioni di esperti che hanno esplorato il legame tra uomo, ambiente e costruito. L’architetto Giorgio Origlia ha presentato la sua relazione dal titolo “Visione Olistica E Bioarchitettura”, mentre l’architetto Massimiliano Pardi ha approfondito il tema de “La progettazione olistica come risposta climatica: Bioarchitettura, paesaggio e responsabilità del progetto”. Durante questi interventi è emerso con forza che nei territori fragili, la sostenibilità non è un accessorio del progetto: è la sua struttura portante. La visione del progettare nei contesti delicati ha suscitato molte riflessioni e un momento di confronto importante sul ruolo dell’architettura nei territori dove il progetto non può limitarsi alla forma, ma deve diventare strumento di rigenerazione ambientale, energetica e sociale, promuovendo una nuova etica della responsabilità del progetto.

Il caso studio Lipari: trasformare la memoria industriale in risorsa energetica

Il momento di maggiore impatto dell’evento è stato la presentazione del Caso Studio Lipari, un progetto di rigenerazione urbana e paesaggistica della storica cava di pomice, reinterpretata come nuovo polo di benessere e innovazione ambientale. Questo intervento, che vede tra i componenti del gruppo di lavoro il presidente Anna Carulli, nasce dalla volontà di non cancellare la memoria industriale del luogo, ma di trasformarla in una nuova infrastruttura sostenibile per l’isola. Si tratta di un modello di progettazione olistica avanzata che punta all’autonomia energetica e alla gestione circolare delle risorse. Attraverso l’utilizzo integrato di energia geotermica, energia solare, acqua marina, sistemi di talassoterapia e processi di desalinizzazione MED, il progetto immagina un centro capace di autoprodurre energia termica ed elettrica, potabilizzare l’acqua di mare per il proprio fabbisogno e generare un surplus energetico da redistribuire alla comunità liparese. È un approccio che mette al centro la relazione tra paesaggio, memoria dei luoghi, gestione delle risorse e responsabilità collettiva.

Il dibattito istituzionale e il ruolo strategico dei biodistretti

La seconda parte della giornata è stata dedicata al confronto diretto tra i diversi attori della filiera attraverso la tavola rotonda intitolata “Esperienze a confronto tra istituzioni e territorio nazionale”, curata dal Consiglio Direttivo INBAR ETS. Al dibattito hanno preso parte figure di rilievo come il professor Roberto Castelluccio dell’Università Federico II di Napoli, il dottor Sergio Saporetti, funzionario tecnico del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), il dottor Fabrizio Capaccioli, Presidente di Green Building Council Italia e il dottor Alberto Rui, Presidente di Confrestauro. La discussione ha evidenziato la necessità di standard qualitativi elevati, confermati successivamente dalla presentazione di ASACERT SB con il dottor Cesare Auberti e la dottoressa Cristina Norcia. In chiusura, un focus particolare è stato dedicato ai biodistretti, con l’intervento dell’architetto Francesco Parisi, coordinatore della Sezione di Roma, il quale ha ribadito come la bioarchitettura debba farsi carico di una visione sistemica che includa non solo il singolo edificio, ma l’intero ecosistema territoriale.