L’Italia dispone di un patrimonio faunistico tra i più ricchi in Europa. Nel nostro Paese è presente circa un terzo delle specie animali europee, un dato che conferma il ruolo centrale del territorio italiano nella tutela della biodiversità continentale. La fauna contribuisce in modo determinante alla ricchezza e alla complessità degli ecosistemi, rappresentando una componente essenziale del capitale naturale da cui dipendono equilibrio ambientale, qualità della vita e resilienza dei territori. Il quadro, tuttavia, è segnato da una forte ambivalenza. Se negli ultimi decenni molte specie di vertebrati hanno registrato un incremento numerico e un’espansione del proprio areale, una parte rilevante della fauna italiana resta ancora minacciata. La ricchezza naturale del Paese, dunque, convive con una condizione di fragilità che richiede azioni continuative di conservazione, monitoraggio e rigenerazione degli ecosistemi.
Oltre 58mila specie animali in Italia, ma 161 vertebrati rischiano l’estinzione
La fauna italiana è stimata in oltre 58.000 specie. Il numero complessivo arriva a circa 60.000 taxa se si considerano anche le sottospecie. Si tratta di un patrimonio straordinario, che colloca l’Italia tra i territori europei più importanti per varietà biologica e presenza di specie animali.
Tra le 672 specie di vertebrati italiani, di cui 576 terrestri e 96 marine, 6 risultano estinte in Italia e 161 sono minacciate di estinzione, pari al 28% delle specie valutate. È questo il dato più rilevante per comprendere la portata della sfida: una quota significativa della fauna vertebrata nazionale si trova in condizioni di rischio, nonostante i segnali positivi registrati per alcune specie negli ultimi decenni.
La tutela della biodiversità non riguarda quindi soltanto la conservazione di singole specie, ma la protezione di sistemi complessi, nei quali fauna, flora, habitat e attività umane sono strettamente interconnessi.
Flora italiana, il 20,65% delle entità vascolari è endemico
Anche la flora nazionale presenta un rilievo eccezionale per ricchezza di specie e sottospecie. Delle 8.241 entità della flora vascolare italiana, il 20,65% è endemico, cioè esclusivo del territorio nazionale. Questo significa che una quota significativa del patrimonio vegetale italiano non si trova altrove.
All’interno di questo insieme, 1.128 entità sono anche esclusive regionali, con un areale ristretto a una sola regione. La presenza di endemismi regionali rende ancora più evidente la responsabilità dei territori nella protezione della biodiversità. La perdita o il degrado di un habitat locale può infatti incidere su specie che non esistono in nessun altro luogo.
Giornata mondiale della Biodiversità 2026: agire localmente per un impatto globale
Il 22 maggio si celebra la Giornata mondiale della Biodiversità, indetta dalle Nazioni Unite per celebrare gli ecosistemi del Pianeta. Il tema ufficiale di quest’anno è “Acting locally for global impact”, cioè “Agire a livello locale per un impatto globale”.
Il messaggio richiama direttamente il ruolo delle comunità, delle istituzioni locali, degli enti territoriali e delle aree protette. La protezione della biodiversità passa infatti da interventi concreti nei territori: dalla rigenerazione degli ecosistemi al monitoraggio delle specie, dalla gestione sostenibile degli habitat alla costruzione di politiche fondate su dati scientifici affidabili.
Nel 2026 la celebrazione assume un significato particolare. Siamo infatti esattamente a metà strada tra l’adozione del Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montréal, avvenuta nel 2022, e la scadenza dei traguardi fissati per il 2030.
Il Quadro Globale di Kunming-Montréal e il traguardo 30×30
Il Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montréal, accordo internazionale adottato nel dicembre 2022 durante la COP15, rappresenta il piano d’azione globale per fermare e invertire la perdita di biodiversità.
L’accordo comprende 4 obiettivi globali per il 2050, dedicati a Conservazione, Uso Sostenibile, Equità e Finanziamenti, e 23 traguardi operativi da raggiungere entro il 2030.
Il cuore dell’accordo è il traguardo 30×30. Entro il 2030, i Paesi firmatari si sono impegnati a proteggere e conservare in modo efficace almeno il 30% delle terre emerse e delle acque interne, a proteggere almeno il 30% delle aree marine e costiere e a ripristinare almeno il 30% degli ecosistemi degradati.
Per l’Italia, Paese caratterizzato da una straordinaria concentrazione di specie, endemismi e habitat, questi obiettivi rappresentano una sfida strategica e urgente.
Gallone: tutelare la biodiversità significa rigenerare gli ecosistemi
Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA, sottolinea il valore delle azioni territoriali e della rigenerazione degli ecosistemi come strumenti fondamentali per affrontare la crisi della biodiversità.
“La tutela della biodiversità si gioca innanzitutto nei territori, come ci suggerisce il tema ufficiale di quest’anno, attraverso azioni concrete di rigenerazione degli ecosistemi. I dati scientifici ci consegnano un equilibrio fragile e ci mostrano una sfida importante ma che è ancora possibile affrontare, se saremo capaci di agire con visione, competenza e continuità, tutelando il capitale naturale da cui dipende il nostro benessere. Parola d’ordine: rigenerare. Solo così, attraverso soluzioni basate sulla natura, che contribuiranno anche agli sforzi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, sarà possibile proteggere questo immenso patrimonio e mantenere una qualità di vita alta per tutti. In questa direzione ISPRA e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente sono fortemente impegnati nel supportare politiche, conoscenze scientifiche e azioni concrete per il recupero degli ecosistemi, accompagnando il percorso indicato dall’Unione Europea e dal Green Deal verso gli obiettivi di sostenibilità al 2030 e al 2050”.
Le parole del Presidente ISPRA e SNPA mettono al centro una prospettiva precisa: la biodiversità non è un tema astratto, ma una questione concreta che riguarda territori, comunità, politiche pubbliche e qualità della vita. Rigenerare gli ecosistemi significa intervenire sulle cause del degrado ambientale, rafforzare la capacità dei sistemi naturali di adattarsi ai cambiamenti climatici e tutelare il capitale naturale.
Il ruolo di ISPRA nella conservazione della biodiversità
ISPRA porta avanti diverse linee di attività orientate alla conservazione della biodiversità. Al centro di questo lavoro ci sono il confronto costante con la comunità scientifica, la produzione e lo scambio di dati attendibili, verificabili e pubblici, e il dialogo con gli enti centrali e territoriali.
Regioni, province autonome e parchi rappresentano interlocutori fondamentali per comprendere gli specifici contesti ambientali e territoriali. L’obiettivo è fornire il migliore supporto possibile alle scelte dei decisori, affinché le politiche di tutela siano basate su conoscenze solide e su una lettura puntuale delle condizioni degli ecosistemi.
In un Paese caratterizzato da una biodiversità così articolata, la disponibilità di dati scientifici condivisi è decisiva. Monitorare specie, habitat e pressioni ambientali consente di individuare criticità, valutare l’efficacia degli interventi e orientare le strategie di conservazione.
Il progetto PNRR DigitAP per monitorare la biodiversità nelle aree protette
Tra le attività più rilevanti rientra il Progetto PNRR DigitAP, nell’ambito dell’attuazione del PNRR. Il progetto è di titolarità del Ministero dell’Ambiente e della Transizione Energetica e vede ISPRA nel ruolo di coordinatore tecnico scientifico.
DigitAP ha come obiettivo la creazione di una rete di monitoraggio della biodiversità nelle aree protette. Il progetto punta a mettere l’innovazione digitale e la tecnologia al servizio della conservazione della natura, attraverso interventi specifici e attività di formazione e aggiornamento del personale tecnico delle aree protette.
L’obiettivo è rendere queste innovazioni durature e radicate nei territori, così da rafforzare la capacità operativa delle aree protette e migliorare la qualità delle informazioni disponibili sulla biodiversità.
Uno specifico intervento, condotto direttamente da ISPRA, è dedicato allo sviluppo di indicatori per la valutazione degli effetti delle anomalie climatiche sui sistemi naturali. Si tratta di un passaggio particolarmente importante, perché collega la tutela della biodiversità alla capacità di comprendere e misurare l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi.
Biodiversità e cambiamenti climatici, la sfida dei prossimi anni
La protezione della biodiversità italiana si inserisce in un contesto globale segnato dalla perdita di habitat, dalle pressioni antropiche e dagli effetti dei cambiamenti climatici. Le anomalie climatiche incidono sui sistemi naturali, alterano gli equilibri ecologici e possono aggravare la vulnerabilità delle specie già minacciate.
Per questo la rigenerazione degli ecosistemi, richiamata anche nel tema della Giornata mondiale della Biodiversità 2026, rappresenta una priorità. Le soluzioni basate sulla natura possono contribuire sia alla conservazione della biodiversità sia agli sforzi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.
Nel percorso verso gli obiettivi di sostenibilità al 2030 e al 2050, indicati dall’Unione Europea e dal Green Deal, il ruolo delle istituzioni scientifiche, delle aree protette e dei territori sarà decisivo. L’Italia dispone di un patrimonio naturale di enorme valore, ma i numeri sulle specie minacciate confermano che la tutela della biodiversità richiede continuità, competenza e azioni concrete.


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