Il Brasile guarda con crescente interesse alla possibilità di sviluppare l’estrazione di minerali strategici dai fondali marini, aprendo una nuova fase della propria politica industriale ed energetica. A sostenere questa prospettiva sarà il Banco nazionale per lo sviluppo economico e sociale (Bndes), che si prepara a finanziare studi e investimenti legati alle attività minerarie offshore. L’annuncio è arrivato dal presidente della banca pubblica, Aloizio Mercadante, durante un evento dedicato alla protezione delle frontiere marittime. Il dirigente ha sottolineato come il tema sia ormai centrale nello scenario internazionale, segnato dalla crescente domanda di materie prime considerate essenziali per la transizione energetica, l’industria della difesa e le tecnologie digitali.
Secondo Mercadante, “la crescita dell’attività mineraria marittima è inevitabile” in un contesto globale dominato dalla competizione per risorse come nichel, cobalto, rame e terre rare. Si tratta di materiali strategici per la produzione di batterie, componenti elettronici avanzati, infrastrutture energetiche e sistemi tecnologici ad alta intensità industriale.
Il Bndes lavora con la Marina brasiliana per mappare le aree strategiche
Il progetto brasiliano sull’attività mineraria sottomarina è già entrato in una fase operativa preliminare. Mercadante ha infatti spiegato che il Bndes sta collaborando con la Marina militare del Paese per identificare e mappare le aree oceaniche considerate strategiche dal punto di vista economico e geopolitico, insieme a quelle ritenute più vulnerabili sul piano ambientale.
Nel suo intervento, il presidente della banca pubblica ha evidenziato il peso delle risorse marine nello scenario globale: “il 71% del pianeta è coperto dall’acqua. Questo significa che gran parte delle risorse minerarie strategiche si trova negli oceani”.
La dichiarazione evidenzia la volontà del Brasile di inserirsi nella corsa internazionale allo sfruttamento delle risorse marine profonde, un settore che sta attirando l’interesse di governi, industrie minerarie e grandi investitori a livello mondiale.
L’esperienza del petrolio offshore come modello per l’estrazione mineraria
Uno degli aspetti centrali della strategia brasiliana riguarda l’utilizzo dell’esperienza maturata nel settore energetico offshore. Mercadante ha infatti richiamato il ruolo storico del Paese nell’estrazione in mare aperto di petrolio e gas, indicando questa competenza come una possibile base tecnica e industriale per future attività di estrazione mineraria sottomarina.
Il Brasile dispone infatti di una lunga tradizione nelle operazioni offshore profonde, soprattutto grazie allo sviluppo dei giacimenti petroliferi nell’Atlantico. Secondo la visione illustrata dal presidente del Bndes, questo know-how potrebbe favorire la costruzione di una filiera nazionale dedicata ai minerali critici, ampliando il ruolo strategico del Paese nel mercato globale delle materie prime.
Il piano regolatore dell’oceano e la gestione delle aree protette
La prospettiva di sviluppare miniere sottomarine richiederà però anche un quadro normativo specifico. Mercadante ha spiegato che il Brasile dovrà dotarsi di un vero e proprio “piano regolatore dell’oceano” con l’obiettivo di stabilire regole precise per la gestione delle attività estrattive.
L’idea è quella di definire limiti operativi, individuare le aree marine protette e distinguere le zone eventualmente compatibili con l’estrazione dei minerali strategici. Il tema della regolamentazione appare cruciale in un settore ancora privo di standard condivisi a livello internazionale e caratterizzato da forti incertezze ambientali.
La pianificazione delle attività in mare aperto viene considerata essenziale anche per bilanciare le esigenze economiche con la tutela degli ecosistemi oceanici, sempre più al centro delle discussioni scientifiche e politiche globali.
I rischi ambientali e il dibattito internazionale sulla moratoria
L’espansione della miniera sottomarina resta infatti uno dei temi più controversi del panorama internazionale. Le principali preoccupazioni riguardano gli effetti sugli ecosistemi profondi, ancora poco conosciuti dalla comunità scientifica.
Le attività estrattive nei fondali oceanici potrebbero avere conseguenze significative sulla biodiversità marina, sugli habitat sottomarini e sugli equilibri ecologici delle aree più profonde degli oceani. Proprio per questi motivi cresce la pressione internazionale per introdurre una moratoria globale sulle attività di estrazione in mare aperto.
Il tema è attualmente al centro del confronto presso l’Autorità internazionale dei fondali marini, organismo chiamato a discutere le future regole per lo sfruttamento delle risorse minerarie oceaniche. La sfida riguarda il delicato equilibrio tra sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime critiche e protezione ambientale, in una fase storica in cui la domanda globale di risorse strategiche continua ad aumentare rapidamente.


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