Caldo, record ma non troppo: con l’anticiclone africano di maggio, temperature più alte 100 e 120 anni fa! I DATI che smontano il catastrofismo climatico

Ondata di caldo di fine maggio, l'analisi scientifica delle temperature in Europa dimostra come l'anticiclone subtropicale ripeta dinamiche meteorologiche già vissute ottanta e cento anni fa

L’Europa occidentale si trova ad affrontare una fase climatica dalle caratteristiche tipicamente estive in questo scorcio di fine maggio 2026. Una potente risalita dell’anticiclone subtropicale ha esteso la sua influenza su un’ampia scacchiera del continente, determinando temperature massime eccezionali in nazioni come Spagna, Francia, Inghilterra, Galles, Italia, Svizzera e Belgio. Di fronte a questo scenario, la narrazione mediatica tende spesso a scivolare in toni apocalittici, descrivendo l’evento come un’anomalia mai vista prima e legandola in modo automatico al cambiamento climatico globale. Un approccio rigoroso e autenticamente ultra-scientifico impone tuttavia di separare il riscaldamento globale come trend climatico a lungo termine – un fenomeno reale e ampiamente documentato – dal singolo evento meteorologico estremo. Consultando gli archivi dei dati storici ufficiali forniti dai più antichi osservatori europei, emerge chiaramente come configurazioni atmosferiche identiche a quella attuale abbiano già flagellato le medesime aree geografiche molti decenni fa, registrando picchi termici del tutto sovrapponibili o persino superiori.

I dati storici del Regno Unito: quando il termometro superava i trentadue gradi negli anni venti e quaranta

Il monitoraggio della situazione in tempo reale nel Regno Unito mostra la portata della fiammata africana, con la stazione ufficiale di Londra Heathrow che ha registrato un picco provvisorio di +33,5°C in questo lunedì 25 maggio. Sebbene si tratti di un valore estremo per il periodo, l’analisi degli annali meteorologici del Met Office dimostra che eventi di questa portata non sono affatto figli esclusivi dell’epoca contemporanea. Il precedente record storico per il mese di maggio, infatti, risaliva a ben oltre ottanta anni fa. Precisamente il 22 maggio 1922 la storica stazione di Camden Square a Londra aveva toccato la soglia di +32,8°C. Questa identica temperatura era stata poi replicata durante la straordinaria ondata di caldo del 29 maggio 1944, quando il termometro raggiunse nuovamente i +32,8°C nelle stazioni ufficiali di Horsham nel West Sussex, Tunbridge Wells nel Kent e presso Regent’s Park nel cuore della capitale britannica. Questi dati ufficiali confermano che la variabilità naturale del clima europeo consentiva già nel secolo scorso picchi di calore eccezionali in primavera avanzata, ridimensionando la retorica catastrofista che considera il caldo di questi giorni un evento fisicamente impossibile nel passato.

L’analisi in Francia e Belgio: i record intramontabili del maggio 1944

Spostando l’attenzione sul continente, la situazione in Francia ricalca le medesime dinamiche storiche. Le temperature misurate a Parigi in queste ore oscillano intorno ai +33°C, ma il record assoluto per il mese di maggio rimane saldamente ancorato al passato. L’osservatorio ufficiale di Paris-Montsouris, uno dei più antichi d’Europa, custodisce nei suoi registri il valore primatista di +34,8°C stabilito il 29 maggio 1944, una giornata di fuoco registrata in piena seconda guerra mondiale sotto una configurazione sinottica analoga a quella odierna. Anche il Belgio vanta una tradizione secolare di osservazioni meteorologiche, incentrata sulla stazione dell’istituto reale meteorologico a Uccle Brussels. In questa storica località, il record termico mensile di maggio è stato fissato più di un secolo fa, precisamente il 24 maggio 1922, con una temperatura massima di +34,1°C, mentre in altre stazioni belghe della rete ufficiale come Bourg-Léopold si volò addirittura fino a +36,5°C nello stesso giorno del 1922 e a Gerdingen si toccarono i +35,0°C il 30 maggio 1944. Questo dimostra l’esistenza di dinamiche atmosferiche del tutto naturali capaci di generare ondate di calore primaverili di immane portata anche in epoche a bassissimo impatto antropico.

La situazione in Italia e Svizzera: gli osservatori storici di Milano e Torino confermano la ciclicità

In Italia e in Svizzera la situazione attuale vede il nord/ovest e la pianura padana al centro della fiammata subtropicale, con previsioni che indicano picchi elevati in Piemonte e in Lombardia. Tuttavia, città come Milano e Torino possiedono serie storiche meteorologiche tra le più lunghe e affidabili al mondo, strumenti fondamentali per comprendere l’evoluzione del tempo senza filtri ideologici. La stazione centenaria di Milano Brera, le cui misurazioni sono iniziate senza interruzioni nel lontano 1763, evidenzia che il record assoluto di maggio è di +34,9°C registrato il 25 maggio 2009, ma la storia dell’osservatorio pullula di picchi estremi estivi anticipati già nei secoli passati, come i +37,2°C registrati ad inizio giugno del 1935. Anche in Svizzera, l’ufficio federale di meteorologia Meteo Svizzera attesta che l’aeroporto di Geneve-Cointrin a Ginevra ha vissuto nel corso del Novecento giornate primaverili roventi, come il 29 e il 31 maggio 1906 quando si registrarono rispettivamente +31,0°C e +32,0°C all’ombra, cifre straordinarie se contestualizzate in un’epoca caratterizzata da emissioni globali radicalmente inferiori rispetto a quelle odierne (stiamo parlando di 120 anni fa!).

La penisola iberica e la confutazione scientifica del catastrofismo climatico

Anche la Spagna sta sperimentando temperature molto elevate in questi ultimi giorni, ma l’osservatorio storico di Madrid-Retiro gestito dall’agenzia statale Aemet dimostra che la risalita di masse d’aria sahariane attraverso lo stretto di Gibilterra costituisce un meccanismo termico ben noto e ricorrente nel bacino del Mediterraneo. I picchi storici registrati in Andalusia a maggio, come i record della serie storica avviata nel 1941, hanno spesso superato la barriera dei quaranta gradi in passato, provando che la risalita dell’anticiclone africano rappresenta una normale fluttuazione della circolazione atmosferica emisferica. In conclusione, l’approccio scientifico rigetta l’equazione immediata che trasforma ogni singola ondata di calore in una prova dell’apocalisse climatica imminente. Riconoscere il trend del riscaldamento globale non significa validare la propaganda dell’emergenza perenne. I dati storici inconfutabili dimostrano che la natura possiede da sempre la capacità di generare picchi estremi di calore in questo periodo dell’anno, e che il passato ha già conosciuto un finale di maggio rovente esattamente come quello che stiamo vivendo oggi.

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